A proposito della festa della Lombardia

A proposito della festa della Lombardia

Oggi è stata istituita la festa della Lombardia. Questo il testo dell’intervento di Umberto Ambrosoli.

“Dei tanti modi in cui ci si può approcciare ad un progetto di legge di questo tipo, (al voto del quale – è giusto anticiparlo – noi non parteciperemo), io cercherò di portare qui una critica costruttiva. Ciò non toglie alcuna validità a tutte le altre argomentazioni che abbiamo sentito e sentiremo, a partire da quella che in un momento di crisi non sono queste le priorità da affrontare, e che le persone di Lombardia si aspettano altro dalla politica.

Ma partiamo dal fatto che esiste un dettato statutario e che, prima o poi, andava attuato. E questo è giusto. Lo si faccia oggi, senza spese aggiuntive per la collettività e in tempi rapidi, nulla aggiungerà e nulla toglierà ai nostri lavori per la collettività. Sappiamo che il provvedimento ha avuto una lunga e travagliata gestazione con gruppi di studio, sondaggi on line e consulenze accademiche ma non deve stupirci (e lo dico, ammetto, con un briciolo di malizia) che alla fine si sia arrivati proprio dove si voleva arrivare.

Cioè a rendere festa della regione Lombardia proprio quella battaglia che è divenuta simbolo, in tutte le sue articolazioni, di un movimento politico. Non ce ne vogliano gli organizzatori del Palio di Legnano che sono stati comprensibilmente attentissimi a tutte le fasi di gestazione della legge, ma noi riteniamo la scelta sbagliata.

Nulla di grave, direbbe qualcuno, perché non stiamo parlando di nulla di importante. Ma così non è, perché sappiamo che i simboli in politica, con tutto quello che comportano, hanno un grande valore. E qui si è scelto un simbolo ben preciso, quella battaglia di Legnano, che rimanda al Carroccio, ad Alberto da Giussano e a quella Lega, nata a Pontida, di cui sono sicuro avrete sentito parlare in questi palazzi.

Una scelta quindi, diciamolo senza prenderci in giro, autocelebrativa di un movimento politico che oggi è la prima forza di questo Consiglio, e che ha avuto una grande  caparbietà nel perseguire la strada per fissare questo risultato non solo nella propria storia politica ma in quella di ogni singolo cittadino lombardo.

Non voglio essere iperbolico, so che un atteggiamento di sufficienza sarebbe più consono al momento, ma dal momento che stiamo per votare una legge, mi pare giusto trattarla come tutte le altre, cioè come lo sforzo di un’assemblea legislativa di produrre il meglio di cui è capace. E quello di cui siamo capaci oggi è quella di trovare una data che appartiene all’immaginario di una sola forza politica, una data remota in cui è sinceramente difficile trovare, se non arrampicandosi sugli specchi, qualcosa di unificante per tutti i Lombardi. E questo non solo perché diverse città ai tempi stavano dalla parte dell’imperatore (che si farà a Como a Pavia, il giorno in cui si festeggia?), ma perché in quei momenti remoti l’idea di Lombardia era lungi da venire, soprattutto per come la conosciamo oggi. Sarà il Risorgimento, infatti, con i suoi pensatori, patrioti e poeti, a dar senso alla battaglia in chiave però italiana.

Perché, lasciatemelo sottolineare non senza una certa ironia, se il tema era trovare una data in cui i lombardi tutti si sono sentiti uniti contro un germanico invasore, sarebbe stato più semplice e più coerente scegliere una delle Cinque giornate di Milano, quel 22 marzo 1848, in cui i lombardi tutti si liberarono della dominazione austriaca, dando vita a un importante percorso che ha portato all’unificazione dell’Italia.

Carlo Cattaneo, fra gli altri, non dovrebbe essere un nome ostile a nessuno, se non sbaglio. Quella era forse la data vera da scegliere, così poco discutibile ma purtroppo così poco ‘padana’. Perché allora partì da Milano un’onda che raggiunse tutte le città e che fece nascere un orgoglio di appartenenza ad un progetto più grande, che era quello dell’unità d’Italia.

Si sarebbe quindi potuto scegliere una data di questo genere, o qualcosa di più lieto e gioioso di un atto di guerra o di insurrezione, ma il progetto era ben altro. Era quello di portare cioè a compimento un sogno nato a Pontida, non nel XII secolo, ma alla fine del secolo scorso. Comprendiamo quindi la fretta della Lega ma comprendiamo molto di meno il resto della maggioranza, che affonda le sue radici culturali in altri momenti della storia. Ma sappiamo che questa legge che passerà e consoliamoci del fatto che la scelta avvenga in tempi rapidi e non si ripropongano ulteriori discussioni. Saremo, come tutti, qui il 29 di maggio del prossimo anno e siamo curiosi di capire come la Regione, nella sua stessa casa, deciderà di affrontare la sua prima festa.

L’impegno per ora sembra essere solenne, ma il 29 maggio capiremo quanto c’è di propaganda e quanto di identità reale. “L’han giurato” – come dice il Berchet – e a noi non resta che vedere come manterranno il giuramento…”.