Al cardinale Angelo Scola

Al cardinale Angelo Scola

Eminenza Reverendissima,

Voglio anch’io ringraziarLa per la Sua preziosa presenza in quest’aula.

Intervengo a nome dei gruppi di minoranza, che per gli Statuti stessi di questa Istituzione, sono portati più verso ruoli di vigilanza e di opposizione.

Nello svolgere tale ruolo, però, cerchiamo anche di non cadere in un atteggiamento di contrapposizione pregiudiziale, essendo tutti noi convinti che il tempo presente e le circostanze che viviamo obbliganochiunque abbia assunto un ruolo di rappresentanza politica –

a portare un continuo, sincero, positivo contributo affinché lo svolgimento della funzione di questa Istituzione avvenga nella massima efficacia,

per la soddisfazione delle tante aspettative della nostra comunità lombarda, prevalentemente dinamica nel suo carattere fortemente operoso,

ma anche colpita da così tanta fragilità ed emarginazione, le quali rischiano di minare la nostra convivenza e di portare nei cuori infelicità e disperazione.

Famiglie senza lavoro, tanta gente senza una casa dignitosa, la precarietà dei giovani e la solitudine degli imprenditori in crisi, le condizioni insostenibili dei detenuti, la dissipazione dell’energia delle donne, l’esasperato consumo di suolo e il sempre incombente rischio idrogeologico: cerchiamo sempre di dare un nostro contributo con modestia e spirito collaborativo, sapendo che, come dice il Papa, ” con cuori spezzati in mille frammenti sarà difficile costruire un’autentica pace sociale” (Evangelii Gaudium, 148).

Proprio questa impostazione, Eminenza Reverendissima, ha sorretto ilnostro senso di responsabilità, nel tentativo di ridare credibilità alla funzione sociale della politica e dignità alle sue Istituzioni, così continuamente ferite; nello sforzo ultimo di costruire un clima di fiducia e di affidamento dei cittadini verso i loro rappresentanti.

Responsabilità e fiducia sono parole che ben si accompagnano in ogni discorso, anche se purtroppo non sempre è sufficiente il loro risuonare per invertire tendenze e sentimenti ormai consolidati.

Ma Lei, Eminenza, sembra aver già intuito le difficoltà che incontriamo, il nostro frequente scoramento, e ci viene incontro, prende l’iniziativa, ci anticipa con la Sua Parola.

Mi riferisco non solo alla Sua preziosa presenza di oggi, ma anche alle parole recentissime (durante Sant’Ambrogio) con le quali continuamente ci sprona;

alla Sua riflessione di stimolo e di potente orientamento sulla “occasione” di EXPO; al Suo efficace insegnamento Pastorale.

E questo sia quando ci spinge, proprio in occasione di Expo 2015, a ripensarel’anima” di Milano e a progettare un ruolo per la Lombardia da offrire all’Italia e al mondo intero;

Sia quando ci invita a mettere al centro di tutto la persona umana, a ripensare “un nuovo umanesimo“.

Non possiamo che esserLe grati per questo sostegno che Lei ci offre con la Sua Parola.

E’ vero.

Senza una grande visione condivisa, senza la capacità di trovare “l’anima” del nostro futuro…”istituzioni ed iniziative si trasformano rapidamente in gusci riempiti da procedure ripetitive”...(sono le Sue parole. Eminenza, in Sant’Ambrogio).

Lo viviamo qui quotidianamente: tra mozioni, emendamenti, interrogazioni …ed altre Procedure ripetitive… rischiamo di perdere il senso del nostro futuro, di una prospettiva ampia e condivisa,

di un dibattito alto sui valori, su grandi temi come Responsabilità, Fiducia, Accoglienza, Famiglia, Europa, ed altri sui quali costruire, al di là di ogni ideologia, l’avvenire della nostra comunità.

Abbiamo ben inteso, Eminenza: il Suo messaggio riguarda noi politici innanzitutto; sta a noi imparare la “grammatica” dell’uomo che Lei ci propone.

E siamo noi per primi ad essere “chiamati a rispondere“.

E la nostra “ responsabilità” non ha bisogno di asserzioni e di grandi proclami, ma di una cosa soltanto: basta l’esempio!

Siamo chiamati a rispondere con l’esempio, con l’esemplarità di un’azione e di una vita “buona“, come Lei ci dice.

Ma cogliamo anche la Sua preoccupazione, per il valore di stimolo che essa ha, quando dice che la società civile milanese e lombarda

patisce una ” frustrante sproporzione” tra le sue grandi potenzialità e le sue effettive possibilità;

e quando indica l’origine di tale frustrazione, prima ancora che nelle condizioni strutturali e istituzionali, proprio nella scarsità, o ancora di più nella effettiva mancanza di una ” energia spirituale e morale“, così come anche di una “capacità ideale ed affettiva“.

Lei indica con ciò la principale carenza del nostro tempo, quella di una classe dirigente capace di ” unificare l’esistenza” e di “progettare il futuro“.

E ci indica addirittura l ‘esemplarità di diverse “comunità di immigrati” che invece collaborano non solo ” nella capacità di lavoro e di solidarietà“,

ma anche nel dare sempre di più un volto ai milanesi del futuro;

così come avvenne nel dopoguerra quando i nostri padri “risollevarono una Milano umiliata e invasa dalle macerie”.

Questa Sua sensibilità, Eminenza, ci rafforza nel nostro umile lavoroquotidiano di resistenza all’azione tracotante di Polifemo. (Scola, 76).

Anche in quest’aula infatti appare ancora, e purtroppo assai spesso, il fantasma della figura omerica, il ciclope che con ferocia ed arroganza si ribellava alla legge divina dell’ospitalità e dell’accoglienza, e invece di sfamare gli ospiti se ne cibava.

A questo “paradigma di ogni dissoluzione barbarica della convivenza umana” come Lei dice, abbiamo cercato di resistere, umilmente ma fermamente, quando sono stati negati i diritti elementari ai minori figli di immigrati; o quando si chiudono le porte a quanti, pur dando il loro contributo di lavoro, vengono emarginati dai benefits di cittadinanza.

Così come resistiamo quando vediamo, striscioni che dicono ” vogliamo il muro del Nord”.

Il futuro di Milano e della Lombardia nel mondo non si può certo costruire erigendo muri divisori.

Siamo confortati in questo dalle Sue parole, così come sollecitati dalla generosa testimonianza di Papa Francesco quando ci assicura che “il tempo è superiore allo spazio” e ci sprona perciò a lavorare a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati, categoria cui appartengono certamente i risultati elettorali!

Privilegiare gli spazi di potere, al posto dei tempi dei processi, è il peccato specifico più grave di chi fa attività socio-politica.

Francesco ce lo dice con strabiliante chiarezza: dare priorità al tempo significa occuparsi di “iniziare processi più che di possedere spazi di potere e di autoaffermazione”.

Francesco ci interroga: “… Chi sonoquelli che nel mondo attuale si preoccupano realmente di dar vita a processi che costruiscano un popolo,

piuttosto che ottenere risultati immediati che producano una rendita politica facile, rapida quanto effimera, perchè non costruiscono la pienezza umana?”.

La domanda di Francesco risuona qui per tutti noi.

E ci rende responsabili, cioè ci responsabilizza anche di fronte al processo di costruzione dell’Europa.

Ai giovani, unica speranza, come Lei ha ben sottolineato nel suo ultimo incontro con il Presidente Napolitano, ai giovani vogliamo lanciare un appello: Siate Europei. Ora!!

A Milano come a Stoccolma, a Roma come a Berlino, agite quotidianamente da cittadini Europei.

Ai giovani perchè, proprio come dice Papa Francesco, diventare un popolo richiede “un costante processo nel quale ogni nuova generazione si veda coinvolta: è un lavoro lento e arduo, che esige di volersi integrare e di imparare a farlo fino a sviluppare una cultura dell’incontro in una pluriforme armonia“.

In questa direzione continueremo a rivolgere, Eminenza, i nostri sforzi e le nostre intelligenze.

E seppure consapevoli della fragilità della nostra posizione Laica, sappiamo cogliere l’enorme produttività per il nostro agire politico dei Valori che Lei continuamente ci indica;

Lei che appena qualche settimana fa ha voluto ricordare a tutti, cristiani e non, che l’esperienza di “Cristo offre alla libertà una permanente risorsa di rinnovamento” e costituisce una fonte sempre disponibile per la “RIGENERAZIONE dell’umano” e per “promuovere l’amicizia CIVICA nella città”.

Rigenerazione: è termine fondativo della nostra “grammatica” valoriale.

Siamo certi perciò che sulla strada che Lei, Eminenza, ci indicherà, ci troveremo a lungo insieme, a fare lo stesso cammino!

Umberto Ambrosoli