Chiediamo a Maroni più coraggio nella discontinuità

Chiediamo a Maroni più coraggio nella discontinuità

“Apprezziamo la dichiarata volontà di concretezza, ma chiediamo a Maroni più coraggio nella discontinuità”. Questo in sintesi il senso dell’intervento di Umberto Ambrosoli sul Programma di Legislatura presentato oggi in Consiglio Regionale.
“La gravità del momento è sotto gli occhi di tutti: non troverete quindi – ha detto Ambrosoli -  alcuna preclusione ideologica o preconcetta da parte di questa opposizione ad ogni iniziativa che sia realmente rivolta al far fronte alle esigenze di tutti coloro, famiglie e imprese, che vivono momenti di drammatica difficoltà nella nostra Regione.”

“Devo dire che fa specie – ha proseguito Ambrosoli – sentire invocare la continuità proprio da parte di chi più volte si è assunto il merito di aver precocemente interrotto la precedente legislatura regionale! Ragion per cui leggo nella dichiarazione di continuità che ora si vuole perseguire quasi un moto di orgoglio per le responsabilità di governo regionale esercitata ininterrottamente negli ultimi 18 anni e di espresso riconoscimento anche dell’alleato di ieri e di oggi, dal quale solo pochi mesi fa, proprio Lei, presidente Maroni, aveva con determinazione preso le distanze.
Sicché più che affidare la mia speranza (e quella degli oltre due milioni di lombardi che hanno votato la Coalizione di centrosinistra) al Suo impegno per la continuità, voglio soffermarmi sul Suo elogio dell’innovazione e sul Suo impegno a riguardo.
Innovazione che, come Lei ha detto presentando il Suo programma, è concetto non relegato all’ambito dello progresso scientifico, tecnologico e industriale, ma rivolto a nuovi modelli di sviluppo e ad ogni campo dell’azione di Governo.
Voglio percio’ vedere e vedo nel suo elogio dell’innovazione, anche quella aspirazione alla discontinuità che noi riteniamo indispensabile – in alcune scelte e comportamenti di Governo -  per poter rispondere efficacemente alle esigenze dei cittadini lombardi”.
E a questo punto Ambrosoli ha citato gli imprenditori e la necessità  piu’ volte espressa che la Regione esprima una visione industriale, una programmazione condivisa; i nostri giovani che attendono soluzioni per un lavoro qui e ora e non all’estero; le donne ancora troppo emarginate dalle posizioni di vertice e grandi escluse dal mercato del lavoro; e poi tutta la cittadinanza attiva, dagli operatori culturali al “popolo della solidarietà”, vera risorsa preziosa della Lombardia.

Al centro del suo intervento durante la seduta del Consiglio, invece, Ambrosoli ha messo tre punti nodali del programma della nuova Giunta regionale.
I primi due ruotano attorno alla tutela dell’ambiente, più precisamente alla salvaguardia del suolo. “Il suolo è forse – ha detto Ambrosoli – il bene comune più in pericolo nella nostra Regione. Lo riconoscono ormai anche i soggetti imprenditoriali più coinvolti. Mi riferisco al settore edile: l’Ance individua nell’edilizia a consumo di suolo zero forse l’unica possibilità di rilancio immediato del settore, con investimenti rivolti alla riqualificazione e alla migliore efficenza energetica degli edifici. Anche questa è una strada che alla nuova Giunta, per questa legislatura, spetta indicare subito e senza titubanze.
Da questo punto di vista, Signor Presidente, vedo una preoccupante incongruenza tra l’intendimento da Lei manifestato di attenzione all’ambiente e la realizzazione di “nuove”  infrastrutture autostradali più sicure e scorrevoli!
Come più volte sottolineato, condividiamo l’esigenza di portare a compimento quanto già programmato, finanziato e cantierizzato – tanto più in vista di Expo – e quindi TEM,  BreBeMi e Pedemontana, ma poi basta!
Tutti gli studi ci dicono che nuove autostrade sono la risposta sbagliata alle esigenze di mobilità dei nostri tempi e del futuro: abbiamo costruito chilometri e chilometri di strade ad alta velocità, cui non è conseguito un abbassamento dei tempi di trasferimento. E tutti gli studi ci dicono che esse devastano l’ambiente. Allora Presidente Maroni, quale impatto zero è possibile se già mette in programma nuovi chilometri di asfalto e cemento?”
Affrontando poi i cardini del programma, e cioè l’idea di macroregione e l’attribuzione alla Regione Lombardia del 75% del gettito tributario, Ambrosoli tra l’altro ha detto: “Proprio per la cornice costituzionale che tali interventi richiedono (e che Lei stesso ha evocato nella delibera prima citata), non possiamo che guardarli esclusivamente nella loro coerenza, e non in contrasto con la dimensione unitaria nazionale.
Io dico, anzi, che  possiamo guardarli soltanto in una prospettiva europea.
Sappiamo che a livello europeo e a livello transnazionale si promuove l’unione operativa di aree omogenee come soluzione per la miglior risposta alle esigenze di quelle omogeneità.  Ne è un esempio la Convenzione delle Alpi che riunisce territori che vivono intorno alle Alpi dalla Francia all’Austria:  ne  fa parte la Lombardia, ne fanno parte altre 9 regioni di diversi Paesi membri dell’arco alpino; coinvolge ora più di 70 milioni di abitanti rispetto ai 14 dell’area strettamente alpina.
Sono iniziative di questo genere, che sviluppano una massa economica importante, con una filiera economica omogenea, capaci di potenziare la forza della Lombardia in sinergia con le regioni italiane e straniere – nel pieno rispetto dell’identità nazionale -, rivolte non a creare uno Stato nello Stato, nè sovrastrutture burocratiche o nuovi centri di potere che alla fine diluiscono le responsabilità e, invece di avvicinare, allontanano le istituzioni dai bisogni della gente.
Questo è il modello che vogliamo approfondire. E vogliamo che  tutto ciò sia accompagnato – invertendo il trend di questi anni nella nostra Regione – dalla restituzione di responsabilità e potere agli oltre 1500 Comuni del nostro territorio. Vogliamo che la Lombardia promuova l’integrazione tra gli stessi (quelli più piccoli) e valorizzi il senso di un’Europa non solo degli Stati, non solo delle Regioni, ma anche delle grandi aree metropolitane, come quella che qui richiede di essere agevolata nella sua costituzione, proprio per assecondare quel concetto da Lei espresso alla Giunta: unire le omogeneità per meglio rispondere nell’immediatezza, nella vicinanza, alle esigenze di chi vive il territorio”.