Dalla Giunta nessuna prospettiva di sviluppo

Dalla Giunta nessuna prospettiva di sviluppo

Un bilancio che tratteggia più una linea del Piave, tenuta a fatica, che una proposta politica di sviluppo.
Non vogliamo imputare a questa maggioranza ristrettezze economiche che da lei non dipendono. Ma, al netto della scarsità di risorse, è evidente che la Giunta Maroni non dà le risposte necessarie ai bisogni.
La crisi strutturale del sistema economico e sociale non può esimere la Regione dal fare qualcosa di serio e concreto per dare respiro e sostenibilità di lungo periodo alla crescita che verrà. Un’azione che ponga davvero al centro il lavoro. E invece le iniziative messe in campo finora hanno avuto più le sembianze dello spot elettorale, a partire da quel miliardo di aiuti alle imprese annunciato in pompa magna e mai visto.
Occorre, dopo troppi anni in cui la possibilità della libera scelta si è affermata come ideologia e sostanziata in una specie di supermarket dei servizi, un piano di conversione delle politiche di welfare per un sistema che prenda in carico il cittadino, guidandolo e seguendolo. Ma non ve ne è traccia.
E per restare alle criticità forti, la voragine finanziaria di Aler Milano, che dalle ultime indiscrezioni pare aggirarsi intorno ai 400 milioni di euro, senza alcuna chiara assunzione di responsabilità, rischia di mettere in discussione tutte le politiche della casa per i prossimi anni, a fronte di un’emergenza abitativa sempre più pressante. Mentre rimane inaccettabile la discriminazione prodotta dai tagli alla scuola, che tolgono soltanto briciole al contributo per la libera scelta dei percorsi educativi, ma riducono di quasi cinque volte il sostegno al reddito, destinato al milione di studenti delle statali.
Inutile dire, infine, che non sono nel bilancio, né tantomeno all’orizzonte, il 75%  delle tasse, la macroregione nordica e le tante suggestioni che hanno animato la campagna elettorale di Maroni. Come, del resto, da facile previsione. Ma ciò che davvero preoccupa è che non si tenta neanche la strada dell’Unione europea. Il movimento politico del presidente sceglie l’opzione degli scettici, proprio mentre la nostra regione deve affrontare sfide globali, soprattutto in vista di Expo, senza certo potersi permettere arretramenti folkloristici. All’Europa vogliamo affacciarci da protagonisti, non in compagnia di Marine Le Pen. Perché altrimenti la Lombardia, più che un luogo di rilancio, diventerà una gabbia.