Dopo il violento attacco ai ricercatori milanesi. Sviluppiamo un dibattito civile.

Dopo il violento attacco ai ricercatori milanesi. Sviluppiamo un dibattito civile.

Il Corriere di oggi riporta la notizia dell’ennesima aggressione (anche se non fisica) di sedicenti animalisti che hanno attaccato manifesti o realizzato scritte sui muri esponendo “al pubblico ludibrio” nome, cognome, numero di telefono di quelli che loro definiscono “torturatori di animali”, “assassini”, “vivisettori”.

Si tratta di ricercatori delle università milanesi.
A tutti questi ricercatori va mostrata solidarietà.

La violenza delle azioni poste in essere negli ultimi anni nei loro confronti (basti ricordare il blitz a Città Studi di qualche mese fa) è pregna di fanatismo, i cui presupposti (come quasi sempre quando c’è un “ismo”) radicano nella falsità.
Senza voler ribadire concetti (già abbondantemente metabolizzati in Paesi/culture dove il confronto avviene su presupposti di maggiore rispetto e rigore, ma sui quali comunque ciascuno si può fare la propria idea) sull’esigenza della sperimentazione animale, pur da realizzarsi nella maniera meno invasiva  possibile e sul numero di animali strettamente necessario, vogliamo soffermare l’attenzione su un aspetto: il presupposto di qualsivoglia confronto, dibattito, analisi e verifica, la base per potersi formare qualsivoglia opinione, deve essere la verità. Altrimenti stiamo dedicando la nostra intelligenza con lo stesso impegno da discussione “al bar” il lunedì mattina: infervorati sull’esistenza o meno dei presupposti di un rigore o di un’espulsione, mossi solo dal tifo.
Il documento allegato (sì, elaborato da chi rappresenta una parte, ma documentato in maniera talmente semplice e chiara da essere inoppugnabile) colpisce per la mistificazione delle immagini, in un’epoca dove le immagini vengono privilegiate all’argomentazione ed all’approfondimento, è alimento della propaganda contraria alla sperimentazione animale, propaganda della quale abbiamo visto i germi nel dibattito che si è sviluppato anche in Regione Lombardia.
Se non vogliamo distruggere la ricerca in Italia, se – e vale la pena ribadirlo anche “dopo” il caso Stamina – non vogliamo essere vissuti come un Paese ormai pregno di cultura antiscientifica, in balia degli impulsi e dell’irrazionalità, da oggi ognuno di noi diventi promotore della campagna #coniricercatori.

BASTA OSCURANTISMO IN LOMBARDIA.
DIVENTIAMO TUTTI PROMOTORI DI  VERITA’.
DIFENDIAMO LA LIBERTA’ DI RICERCA.
SVILUPPIAMO UN DIBATTITO CIVILE.