Due condizioni per vincere la “guerra” su Malpensa

Due condizioni per vincere la “guerra” su Malpensa

Quindi indossato l’elmo, come il prode Anselmo, Maroni va alla guerra.
Bene. E’ una cosa buona aver raccolto subito la mozione approvata dal Consiglio regionale con la richiesta alla Giunta di attivarsi sul Governo in difesa di Malpensa.
Ma è cosa buona a due condizioni.
Prima: che non si facciano gli errori del passato. Per vent’anni e ciclicamente la Lega ha dichiarato guerra a Roma su Malpensa: guerra ben dichiarata ma mal condotta, e la “grande Malpensa” non ha mai preso il volo! Anzi è stato un inarrestabile (e colpevole) declino. E questo perché la guerra è stata fatta solo a parole, al massimo con degli slogan, non proponendo un piano di sviluppo aeroportuale capace di servire le aziende del Nord Italia che devono esportare, o di rendere il più rapido possibile l’arrivo nello stesso territorio di chi viaggia per lavoro o piacere.
Seconda: non si contrapponga (strumentalmente) Malpensa a Linate o ad altri aeroporti, ma si faccia rete.
Non sono mai stati chiari i piani di rilancio di Alitalia prima, poi di Lufthansa e adesso di Etihad. Ma una cosa è chiara.
Il tema Malpensa, tanto più con la nascita della città metropolitana, si può risolvere solo nell’ambito di una ridefinizione di tutto il sistema aeroportuale del nord del Paese: da Torino a Venezia bisogna saper sfruttare le peculiarità dei diversi scali, creare sinergie, connetterli al sistema ferroviario, avendo il coraggio di superare i campanilismi e operare per produrre nuovo valore, non solo per conservare quello che è rimasto. Non c’è più tempo per la guerra delle parole: c’è urgenza di creare condizioni di sviluppo.

Per approfondire il tema:

Etihab punta su Linate: Malpensa in bilico

Il disastro Malpensa: si legga il punto “k”