Il coraggio della verità.

Il coraggio della verità.

di Marco Vitale

“L’ultimo dei famosi corsi di Michel Foucault al College de France tenuto dal febbraio al marzo 1984, pochi mesi prima di morire, fu dedicato alla parrēsia nel pensiero greco, nella sua dimensione etica, cioè al parlar franco, al coraggio della verità. Foucault illustra come la parrēsia etica fosse fondamentale per i greci, accanto alla parrēsia politica. Naturalmente un ruolo dominante occupa, nelle nove magnifiche lezioni, la figura di Socrate, maestro per eccellenza di parrēsia.

La parrēsia è, in poche parole, il coraggio della verità di colui che parla e che sa assumere il rischio, malgrado tutto, di esprimere l’intera verità che ha in mente, anche se ciò può far reagire negativamente l’interlocutore.

La più grave assenza nel dibattito economico italiano è proprio l’assenza di parrēsia.

Continuiamo ad ingannarci reciprocamente come se il futuro possa costruirsi sull’inganno. Così continuiamo a dire idiozie tipo: si vede la luce in fondo al tunnel, come personaggi vari vanno ripetendo sin dal 2008, alimentando la visione della crisi come di una crisi congiunturale e non come manifestazione di un grande processo di profonda trasformazione a livello mondiale. Continuiamo ad alimentare la visione che la problematica del lavoro si possa risolvere attraverso interventi del governo, l’occupazione per decreto legge. Vogliamo credere e far credere che la politica del rinvio sia manifestazione di saggezza. Non vogliamo prendere atto che, per la prima volta, da molto tempo, siamo di fronte ad una vera e propria crisi di imprenditorialità, di spegnimento progressivo degli spiriti vitali, di umiliazione e non vogliamo ricercarne le ragioni vere per suscitare, se possibile, una reazione vera.

Non abbiamo il coraggio di ammettere che i governi ed i parlamenti sono nelle mani delle grandi clientele parassitarie che vivono sulla finanza pubblica e non hanno nessuna intenzione di mollare la presa.

Non vogliamo prendere coscienza che, con il conseguente soffocante peso fiscale sui produttori, non potrà esserci mai più una ripresa sana. L’unica che potrà crescere, come sta crescendo, è l’economia malavitosa e illegale per la quale la mancanza di “parrēsia” è tonificante. Non vogliamo dire con chiarezza che senza un piano articolato ed a lungo termine per ridurre il debito pubblico, saremo sempre preda degli isterismi e dei ricatti speculativi del mercato.

Tuttavia non mancano alcune persone, in posizioni di responsabilità, che praticano la “parrēsia”. Io negli ultimi sei mesi ne ho identificate ben due.

La prima è Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia. La sua asciutta ed eccellente relazione del 31 maggio, l’ho ridenominata: il linguaggio della verità. Essa fornisce una analisi vera e realistica dell’economia italiana e dei suoi problemi e prospettive. Due sono i passaggi chiave che coinvolgono tutti sul piano etico e che, quindi, rappresentano i pilastri della “parrēsia” di questo documento che, nel linguaggio di Foucault, non è parrēsia tecnica ma etica.

Il primo è quando il governatore afferma che la degenerazione del sistema, frutto della nostra globale trascuratezza nel corso degli ultimi decenni, è diventata tanto profonda da non poter essere corretta da questo o quel governo ma solo da un grande sforzo collettivo che impegni tutti e ciascuno. Il secondo passaggio è quando il governatore afferma che, anche se provvedimenti a breve possono essere utili non dobbiamo alimentare illusioni. Il processo di risanamento è molto impegnativo e quindi richiede uno sforzo collettivo su tempi lunghi.

La seconda persona che coltiva la “parrēsia” è Gianfelice Rocca, da pochi mesi presidente di Assolombarda. La sua prima relazione all’assemblea generale di Assolombarda (10 giugno) è un documento vigoroso, che parla il linguaggio della verità, tutto intriso di “parrēsia”, nel senso greco. A partire dal titolo: “Va spezzata la spirale di sfiducia”. E’ proprio qui la radice di tutti i problemi dell’economia italiana. Se non ricuperiamo fiducia in noi stessi e tra noi, ogni ricetta puramente tecnica è acqua fresca. Siamo noi, tutti, compresi e al primo posto le associazioni industriali, che dobbiamo riprendere in mano il nostro destino: “Sta a noi riuscire a recuperare competitività industriale e sobrietà pubblica. Partiti, Istituzioni, Sindacati, le stesse Associazioni del mondo imprenditoriale sembrano congelate, incapaci di cambiare. La nostra organizzazione per prima deve attrezzarsi energicamente, deve agire da battistrada per innovazione e crescita alla testa del profondo cambiamento che è necessario all’Italia. La soluzione può venire solo da noi, dal nostro impegno, dalla nostra coesione, dalla nostra capacità”. Altro che piagnucolare aiuti ed incentivi come da qualche tempo fa Confindustria.

Anche sul tema del lavoro il parlare di Rocca è chiaro e franco, come si conviene a chi ha scelto la via della “parrēsia”: “Il lavoro per decreto, con una formula magica del governo – che qualcuno pure si aspetta – non arriverà mai. Il lavoro, specie in una situazione in cui gli Stati hanno debiti enormi, nasce solo dalle imprese private e dagli investimenti”.

Il coraggio della verità è l’ingrediente del quale abbiamo maggiore bisogno ed il fatto che almeno due italiani in posizione di alta responsabilità lo pratichino, è una buona notizia.”

Link:

La relazione del Presidente di Assolombarda Gianfelice Rocca —-> clicca qui.

La relazione del Governatore della Banca D’Italia Ignazio Visco —> clicca qui.