Il proibizionismo ha fallito. È ora di depenalizzare le droghe leggere.

Il proibizionismo ha fallito. È ora di depenalizzare le droghe leggere.

Il testo della mozione presentata oggi in Aula del Consiglio Regionale dal gruppo Patto Civico, per voce della capogruppo Lucia Castellano:

Caro Presidente,
cari Colleghi,
con la nostra mozione che presentiamo oggi intendiamo chiedere con forza, come Patto Civico,  l’apertura di un confronto aperto, a tutto campo e possibilmente senza pregiudizi,  sulle politiche più efficaci di contrasto alle droghe, e sulla conseguente depenalizzazione dei reati strettamente connessi al consumo personale di droghe leggere.
Si tratta cioè di prendere atto del conclamato fallimento della Legge 49 del 2006.
La cosiddetta Legge Fini- Giovanardi, oltre ad essersi caratterizzata per la sua scelta, peraltro più volte rivendicata, aprioristicamente repressiva, ha  cancellato ogni differenza tra le diverse sostanze, apportando di fatto un inasprimento sanzionatorio non solo alla produzione e al traffico delle sostanze stupefacenti, ma anche al loro consumo seppur di modiche quantità.
A distanza di quasi un decennio possiamo dire che tale politica proibizionista non è riuscita né ad arginare, né a sviluppare un contrasto adeguato: sia nei confronti del consumo, sia nei confronti della produzione che del traffico illecito.
Per quanto riguarda il traffico illecito di droghe leggere, è ormai accertato che gran parte della sostanze stupefacenti sono importate da Russia, Albania e Africa per il tramite di associazioni criminali (soprattutto ‘ndrangheta), che alimentano i loro traffici e la loro organizzazione proprio grazie ai proventi dello spaccio.
Forse meno noto è il dato riguardante la produzione. Ebbene proprio l’Italia, insieme alla Grecia, è il paese in cui la produzione nazionale di marijuana è cresciuta di più al punto che nel 2011 sono state sequestrate oltre 1 milione di piante, che equivalgono alla quantità espropriata in Jamaica.
Nella relazione UE 2012, poi, l’Italia si segnala come lo Stato con la prevalenza più alta di consumatori rispetto alla popolazione generale.

Proprio su quest’ultimo punto la Legge Fini-Giovanardi ha dimostrato la sua inefficace assurdità: un’impostazione  dell’attuale legislazione meramente repressiva del piccolo spaccio di droghe leggere ha di fatto contribuito all’attuale inaccettabile sovraffollamento carcerario, inaccettabile per considerazioni umanitarie, prima di tutto, ma anche per gli insopportabili costi che questo comporta per il nostro sistema.
Non ci son perciò dubbi, non solo in Italia ma nel mondo, sul fatto che si debba rapidamente intervenire.
Nel rapporto della Commissione globale per le politiche sulle droghe (Giugno 2011), organismo di cui fanno parte esperti in materia come Fernando Henrique Cardoso, ex Presidente del Brasile, Ernesto Zedillo, ex Presidente del Messico e Kofi Annan, ex Segretario Generale delle Nazioni Unite, si raccomanda di “terminare con la criminalizzazione, l’emarginazione e la stigmatizzazione delle persone che fanno uso di droghe ma che non fanno alcun male agli altri. Sfidare i luoghi comuni sbagliati, circa i mercati della droga, l’uso di droga e la tossicodipendenza, invece di rafforzarli” e di “incoraggiare i governi a sperimentare modelli di regolamentazione giuridica della droga per minare il potere del crimine organizzato e salvaguardare la salute e la sicurezza dei loro cittadini. Questa raccomandazione –continua il documento- vale soprattutto per la cannabis, ma incoraggiamo anche altri esperimenti di depenalizzazione e regolamentazione legale, che possano raggiungere questi obiettivi e fornire modelli per altri”.

Per altro l’Osservatorio europeo della droghe e delle tossicodipendenze (OEDT) ha da tempo sollecitato i Paesi europei a misure positive di riduzione del danno, sulla base di esperienze di depenalizzazione della marijuana ormai diffuse e consolidate come quella svizzera e olandese.
Anche in Italia non mancano posizioni di rilievo.
Nel 2013 prima la Corte di Appello di Roma, e la Suprema Corte di Cassazione poi,  hanno sollevato alcune questioni di legittimità costituzionali sulla L. 49/2006 stigmatizzando la mancata distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti e la sproporzione delle pene rispetto alla pericolosità delle condotte da reprimere, e su questo tema la Corte Costituzionale ha fissato per la discussione proprio le udienze dell’11 e 12 Febbraio prossimo.

Sulla base di queste riletture critiche, come è noto, alcune Amministrazioni regionali hanno già coraggiosamente applicato in modo autonomo quanto già previsto dal decreto Balduzzi del 23 Febbraio 2013 il quale ha concesso per usi terapeutici l’utilizzo dei farmaci a base di cannabinoidi.

Così alla Liguria, che lo aveva già in fatto in precedenza,  si è aggiunta la settimana scorsa anche la Regione Puglia, il cui Consiglio regionale ha infatti approvato all’unanimità la liberalizzazione della Cannabis in ambito ospedaliero, sia pubblico che privato, ma anche a casa del paziente qualora il piano terapeutico sia stato disposto dal medico specialista del servizio sanitario nazionale. Non solo. Negli indirizzi attuativi della legge che la Regione Puglia pensa di approvare definitivamente nel corso di questo mese, si prospetta l’intenzione di chiedere al Ministero della Salute l’autorizzazione per la coltivazione e la lavorazione della pianta, con la motivazione di consentire un accesso al farmaco più agevole e soprattutto meno oneroso, essendo il prezzo del farmaco, prodotto in Olanda, distribuito in Italia in esclusiva da un solo rivenditore, il cui regime di monopolio ha effetto distorsivo sul prezzo finale, al punto da spingere molti malati a rivolgersi al mercato illegale.
E noi?
Non ci è consentito di stare solo a guardare quello che viene fatto nelle altre regioni.
Sappiamo che le visioni possono essere diverse quanto trasversali. E registriamo così la recente posizione dall’Assessore lombardo all’agricoltura Gianni Fava, il quale a proposito di cannabis ha detto che la legge Fini-Giovanardi è una “legge liberticida”, ed ha affermato  che il proibizionismo “ha fallito“  e che queste scelte prima che politiche sono etiche”. Registriamo, al contempo posizioni molto differenti all’interno della stessa maggioranza, anche se rinchiuse in sintetici quanto esaurienti twit. Sia chiaro, abbiamo fatto l’esempio della maggioranza, ma altrettanto legittimamente anche all’interno dell’opposizione possono esserci posizioni diverse.
Noi del Patto civico certamente concordiamo con l’assessore quando dice che si tratti di un fatto etico, ma è anche un fatto, soprattutto in Lombardia,  di modernizzazione sociale. Etico nel senso che una norma che non funziona (cioè non raggiunge il fine di tutela della salute e della sicurezza) richiede di essere rivista. Di modernizzazione sociale perché politiche e strumenti che aumentino consapevolezza e conoscenza tra i giovani, stimolino campagne di dissuasione al consumo, garantiscano un maggiore controllo nell’ambito dell’abuso delle sostanze, possono essere forse oramai considerati più efficaci di politiche repressive.

Per questo presentiamo alla discussione e alla approvazione del Consiglio una mozione che
IMPEGNA IL PRESIDENTE E LA GIUNTA REGIONALE :
da un lato ad attivarsi presso il Governo affinché si proceda alla riduzione delle sanzioni per le fattispecie di reato strettamente connesse al consumo personale di droghe leggere, dall’altro -soprattutto- promuova il confronto quanto più plurale possibile circa il contenuto del rapporto della Commissione globale per le politiche sulle droghe.
Vogliamo cioè che questa Assemblea legislativa, questa Regione, invece che confinare in uno scambio su twitter il pensiero dell’Assessore all’Agricoltura rispetto a quello del Presidente della Regione, voglia incoraggiare il Governo a sperimentare modelli di regolamentazione giuridica della droga effettivamente capaci di minare il potere del crimine organizzato e meglio salvaguardare la salute e la sicurezza dei cittadini.