JFK: 50 anni dopo, visto da New York.

JFK: 50 anni dopo, visto da New York.

JFK 50 anni dopo: una tragedia ancora attuale come ricostruisce per noi Claudio Conti in questa sintesi. Oggi qui a New York piove, poco, e non fa il freddo atteso e le TV nelle vetrine trasmettono solo sue immagini, mi sembra che fragilità e forza risaltino nel ricordo della esperienza umana di JFK. Le ricostruzioni storiche ormai approfondiscono ogni aspetto. Molto belli, tra tantissimi articoli apparsi oggi, ci sembra quello di Lucio D’Ubaldo (Presidente della Fondazione Italia-USA) su Europa.
Quello che resta a noi dopo quel giorno, e ci sfida ancora è la sua umanità emersa dall’intreccio di due componenti così contrastanti.
Il suo senso per una sempre “Nuova Frontiera”, la disponibilità ad accettare ogni sfida per il cambiamento,  la concreta attestazione di fiducia negli ideali di una società più libera e giusta: quel “sogno americano” ci sembrava per questo raggiungibile, una potente leva per l’impegno pubblico.
Anche allora si usciva da una crisi,  e si sperava in un “mondo nuovo”. C’erano diverse e contrapposte soluzioni ai problemi dello sviluppo economico del mondo. Ma JFK amabilmente ricordava che  “a rising tide lifts all boats“: non  era ingenuità,  era fiducia. Quella che oggi ci manca.
E quando studiava i più eminenti politici e statisti, ne ammirava il coraggio inteso come senso di responsabilità, come consapevolezza del proprio dovere, anche quando tali virtù potevano essere di impedimento al facile consenso e popolarità.
Sì. Forse il modo migliore di entrare nel mistero JFK, 50 anni dopo, sarebbe stato quello di rieditare quei “Ritratti del coraggio“, anche se a pubblicarlo allora, nel ’60 furono le Edizioni de Il Borghese!

Umberto Ambrosoli