La politica per la montagna lombarda

La politica per la montagna lombarda

Oggi a Milano si terrà il terzo incontro tra le regioni alpine, e Umberto Ambrosoli ha indirizzato un messaggio di saluto al Professor Marco Onida, Segretario Generale del Segretariato permanente della convenzione alpina.

Ripercorrendo le varie tappe, dal primo incontro di Bad Ragaz del giugno 2012 a Innsbruck dell’ ottobre 2012 alla Convenzione delle Alpi del 1991, Ambrosoli ricorda come le sfide in gioco richiedano obbligatoriamente una risposta concertata e trasfrontaliera, sia per preservare un territorio vulnerabile e soggetto ad una crescente e non più sostenibile pressione antropica, sia per fare in modo che questo territorio possa meglio competere dal punto di vista economico con le aree di pianura circostanti.

“Occorre superare le prese di posizione politiche – scrive  – che parlano di “macroregione” in chiave anti-statale e di nuova tecnostruttura burocratica per proporre invece un quadro di cooperazione, gestito dalle regioni ma avente l’area montana come focus tematico e geografico.”

Nella Convenzione quadro sono stati definiti dodici ambiti tematici, rispetto ai quali le Parti contraenti si sono impegnate ad adottare misure adeguate, anche attraverso specifici protocolli. Ad oggi sono stati approvati otto protocolli tematici sui temi della pianificazione territoriale, tutela della natura e del paesaggio, agricoltura, foreste, turismo, energia, suolo e trasporti. Tutti i protocolli sono in vigore. L’Italia li ha ratificati con un ritardo di oltre un decennio, a causa soprattutto dell’opposizione insensata della Lega in particolare sui trasporti.

“Come candidato alla presidenza della Regione Lombardia – continua Ambrosoli – mi sono ripetutamente impegnato a sviluppare una politica per la montagna riproponendola non come “periferia politica” ma come territorio strategico per lo sviluppo. Quando nel biennio 2013/2014 l’Italia deterrà la presidenza della Convenzione delle Alpi, sarà un’opportunità da valorizzare sul territorio lombardo, innanzitutto riconoscendo ai territori alpini un peso non solo commisurato al numero di abitanti, ma all’estensione al territorio ed alla sua valenza intrinseca per tutta la popolazione lombarda; e in secondo luogo promuovendo una presenza vigile e coinvolta delle popolazioni locali e delle loro associazioni civili e delle grandi associazioni di montagna al raggiungimento di questi obiettivi”.