L’esperienza più bella

L’esperienza più bella

Girando per la regione, durante questa straordinaria campagna elettorale che mi sta regalando la conoscenza di tante persone nuove, oggi a Varese ho incontrato una persona che mi ha ricordato la mia esperienza di studio più bella. Che non è legata all’Università, ma al liceo. E in particolare all’anno in cui ho frequentato le scuole serali. Ero stato bocciato, e mia madre mi spedì a lavorare come fattorino nello studio di un commercialista di giorno, e a studiare di sera.

In quella classe appresi il vero valore dello studio: lo appresi da ragazzi che facevano lavori più duri del mio. E non per un anno solo, ma per tutto il ciclo delle superiori. Arrivavano con abiti che portavano i segni del loro lavoro: la calce, le vernici, il grasso di un’officina. Si sforzavano di tenere gli occhi aperti sui libri e le orecchie attente alle parole di insegnanti pazienti, rispettosi dello sforzo che facevano quegli studenti svantaggiati dalle condizioni di partenza delle loro famiglie.

Capii che avevo la fortuna di una condizione più favorevole di altri. Capii che avevo il dovere di non sprecarla. Ma compresi qualcosa di più. Che ognuno di noi è diverso dagli altri, ha i propri talenti e raggiungerà nella vita i traguardi che merita. Ma perché il talento e il merito si possano esprimere adeguatamente le condizioni di partenza devono essere simili. Come nella corsa, bisogna partire tutti dalla stessa linea.

Umberto Ambrosoli