Lo dico a me stesso per primo

Sono momenti come questo che dovrebbero insegnare a tutti noi – e lo dico a me stesso per primo – l’inopportunità assoluta di qualsivoglia radicalismo. Difficile dopo vent’anni di critiche (motivate o no, non è questa la sede) sempre più aspre, di confronti sempre più virulenti, di costante demonizzazione dell’avversario, trovare oggi lo spirito per riunirsi intorno a pochi progetti necessari: di riforma necessaria. Tuttavia questa è l’unica strada, per percorrere la quale dobbiamo liberare noi stessi dall’attenzione al limite personale di Tizio o di Caio, alla sua frase detta una volta, al suo voto su di un progetto di legge, alla sua esternazione del giorno x, alla sua adesione allo schieramento avverso, ecc… Difficile!
Dobbiamo però sforzarci di mettere prima la consapevolezza delle comuni esigenze rispetto alle tantissime differenze che ci separano, ma che se esclusivamente coltivate ci trascineranno nel baratro. Quello di cui parlo è un atteggiamento psicologico di ciascuno di noi, non un’operazione politica.

Dei dieci saggi incaricati dal Presidente della Repubblica ne conosco discretamente uno, un pochettino tre, mentre un quinto l’ho incrociato in un dibattito nella recente campagna elettorale apprezzandone la serietà e correttezza. Prima di lamentarmi dell’irritualità della nomina di queste persone, del fatto che questa scelta “deresponsabilizzi” il Parlamento, del fatto che la nostra Costituzione (che non contempla questo passaggio) possa risultare svilita, mi affido alla conoscenza diretta che ho della capacità di queste persone di ascoltare, approfondire, dialogare e cercare soluzioni. Confido nel fatto che, attraverso questo percorso, sappiano realizzare un elenco di punti condivisi sui quali la consapevolezza dell’urgenza risulti più forte del nostro impulso all’autodistruzione. Non di conflitto abbiamo bisogno, ma di unità: nel rispetto delle differenze.