Manifesto per le imprese lombarde: tre impegni concreti

Manifesto per le imprese lombarde: tre impegni concreti

Umberto Ambrosoli lancia un pacchetto di iniziative concrete e impegni con scadenze definite a sostegno delle piccole e medie imprese lombarde. Obiettivo: aumentare la produttività e la competitività del sistema industriale e commerciale della Regione.

Ecco i tre impegni concreti del Manifesto per le imprese lombarde:

1) “Patto fiscale” con le imprese lombarde per la riduzione dell’Irap 

L’Irap è il principale strumento fiscale a disposizione della Regione: assicura un gettito di circa 8 miliardi/anno (25% delle entrate). Per le imprese lombarde si tratta di un onere pesante: circa 7 mila euro/anno per azienda.

La Lombardia è la regione col minore tasso di evasione dell’Irap, ma è anche quella dove tale evasione raggiunge l’ammontare assoluto più elevato (40 miliardi di euro di imponibile evasi). Fino ad oggi poco o nulla è stato fatto: la Regione Lombardia è rimasta sostanzialmente passiva nella gestione della politica fiscale. Da queste premesse nasce l’esigenza di un patto fiscale tra Regione Lombardia e le imprese lombarde.

La Regione assume l’impegno:

- di deliberare nella legge finanziaria per il 2014 una riduzione dell’aliquota IRAP ordinaria dal 3,9 al 3,65% (costo stimabile di 350 milioni di euro, finanziabile attraverso risparmi di spesa);

- di creare entro settembre 2013 un osservatorio sull’Irap avente i compiti di definire una strategia condivisa di misurazione dell’evasione dell’Irap, suddivisa per settori e basata sulla metodologia già adottata dall’Agenzia delle entrate; di monitorare l’andamento delle dichiarazioni Irap delle aziende lombarde, suddivise per settore e dimensione; di quantificare presunto dell’evasione in ciascun anno e in ciascun settore

- di deliberare, nelle successive leggi finanziarie, la riduzione dell’aliquota Irap corrispondente alla base imponibile emersa secondo le indicazioni provenienti dall’osservatorio

- di differenziare tale riduzione di aliquota in base ai settori, in modo da premiare di più quelli nei quali lo sforzo di emersione è maggiore

- di adottare tali decisioni nell’ambito di un processo condiviso, documentato e trasparente

Alle associazioni che rappresentano le imprese viene chiesto:

- di partecipare attivamente ai lavori dell’osservatorio

- di promuovere tra le imprese comportamenti virtuosi e di spiegare la logica premiale del patto

- di contribuire ad un dibattito pubblico sull’evasione basato sui dati obiettivi e sulle evidenze empiriche.

Partner del progetto saranno l’Agenzia delle Entrate, le Università e l’Istat.

2) Rafforzamento patrimoniale dei Confidi finalizzato ad agevolare l’accesso al credito delle PMI 

In Lombardia operano circa 50 Confidi accreditati, la maggior parte dei quali ha sede nella regione, costituiti dalle Associazioni di categoria (industriali, artigiani, coop, agricoltori).

I Consorzi Fidi (Confidi) operano come intermediari tra il mondo delle imprese e il sistema bancario, offrendo alle banche gli elementi di garanzia (che le imprese non sono in grado di dare) e che consentono l’erogazione dei crediti.

I Confidi che operano direttamente con le aziende sono indicati come “di 1° livello”.

Un Confidi di “2° livello” è invece Federfidi (unico in Lombardia) nato nel 2010 dalla fusione di Artigianfidi e Federfidi industria a cui sono oggi associati 27 Confidi di 1° livello e tutte le associazioni di categoria.

Una prima cosa da dire è che la nuova amministrazione regionale riconoscerà e valorizzerà il ruolo fondamentale di FEDERFIDI come Confidi di 2° livello.

Il tema più rilevante è comunque oggi quello della patrimonializzazione dei Confidi di 1° livello. Questa categoria di Confidi sconta oggi un problema legato ai livelli di insolvenza (oggi al 6%, contro il 2% del 2009). E le insolvenze si mangiano il capitale.

Per questo serve oggi un intervento diretto nel patrimonio dei Confidi “vigilati” che hanno sede in Lombardia. Parliamo di circa 25-30 milioni di euro che dovranno transitare dal nuovo Accordo di programma con le Camere di Commercio (e da queste essere poi trasferiti nel patrimonio dei Confidi – con forme che consentano la loro imputazione al patrimonio di vigilanza – attraverso un bando unico e omogeneo su tutto il territorio regionale).

Questo impegno, relativamente piccolo, può restituire solidità e certezze ad un sistema che muove crediti per circa 5 miliardi di euro nella Regione, e che per questo è fondamentale per la tenuta delle PMI lombarde.

Nel frattempo sarà importante operare per una riduzione dei tempi e del costo dei Confidi.

3) Potenziamento del ruolo degli Enti bilaterali per ottimizzare le politiche di formazione e di reinserimento dei lavoratori 

Gli Enti bilaterali sono enti privati costituiti dalle associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro di una determinata categoria professionale.

Sono costituiti liberamente, in termini paritetici. E hanno diversi scopi: mutualizzazione di obblighi retributivi (per esempio, mensilità aggiuntive, ferie) per lavoratori che cambiano spesso datore di lavoro (per esempio, nell’edilizia); formazione professionale; sicurezza del lavoro; prestazioni assistenziali.

Come i Confidi hanno svolto un ruolo determinante nel fornire le garanzie necessarie alle piccole imprese per l’accesso al credito, così gli enti bilaterali hanno consentito di aiutare imprese e lavoratori con misure di sostegno all’occupazione (attraverso contributi alle imprese che assumono nuovi lavoratori), alla formazione, al reddito.

Il nostro impegno: la nuova amministrazione regionale riconosce l’importanza degli Enti bilaterali per l’elaborazione e l’attuazione di efficaci percorsi in termini di politiche attive e passive del Lavoro.

Riconosce quindi la necessità di coordinare le proprie politiche per la formazione e la ricollocazione dei lavoratori con gli interventi posti in essere, per le medesime finalità, dagli Enti bilaterali (percorsi formativi e contributi alle aziende che assumono, misure di sostegno al reddito), così da rendere convergenti le azioni ed ottimizzare le risorse disponibili.

Il rafforzamento del ruolo degli Enti Bilaterali risponde al bisogno di realizzare un modello di sussidiarietà autentica, potenzialmente alternativo allo strumento della “Dote”.