NOI, GREEN ITALIA, E L’AUTORITÀ MONDIALE DELL’ACQUA

Possiamo dire – senza andare troppo in là nel tempo – che una delle novità della CULTURA POLITICA – a partire dall’ultimo decennio del secolo scorso e in questi due primi decenni del Nuovo Millennio – è senz’altro rappresentata dallo SVILUPPO DEI MOVIMENTI POLITICI E CULTURALI SULL’ACQUA.
Essi hanno determinato una CRESCITA COLLETTIVA DELLA CONSAPEVOLEZZA DELL’ACQUA COME BENE COMUNE DELL’UMANITÀ.
Come tutti i movimenti, anche questo è poi cresciuto seguendo molteplici strade:
quelle delle INIZIATIVE DEL VOLONTARIATO INTERNAZIONALE; quelle più politiche e antagoniste del FORUM MONDIALE DELL’ACQUA; quelle ISTITUZIONALI introdotte da una personalità politica italiana di caratura internazionale come è certamente il prof. PRODI.

Quest’ultimo aspetto si è imposto alla ribalta nazionale in Italia, quando intervenendo (nel 2012 ad un evento a Roma), l’ex presidente del Consiglio, disse:
“In occasione dell’Expo 2015 vorrei che l’Italia prendesse un impegno forte di fronte al mondo per creare un centro mondiale che si occupi dell’acqua in tutti i suoi aspetti, quelli giuridici, militari, di irrigazione e tecnologici”.
Romano Prodi, che peraltro era già inviato Onu in Africa per gestire anche i poblemi idrici legati all’immensensa area desertica del Sahael, spiegò che: “finché non ci sarà un’AUTORITÀ MONDIALE l’acqua sarà una grande fonte di tensione per la storia futura;
basterebbe invece gestirla per ridurre i problemi, perchè con un po’ di organizzazione e tecnologie si può utilizzare UN DECIMO dell’acqua per irrigare, e in questo senso l’Italia potrebbe dare un buon esempio con la pianura padana”.
QUESTA IDEA CHE Expo lasci in eredità un centro mondiale sull’acqua cominciò a lievitare e ad essere discussa.
REALIZZARE «un centro internazionale che si occupi del tema dell’acqua», con l’obiettivo di «perseguire un obiettivo di pace e sviluppo straordinario e importantissimo per il futuro».
SI PARLÒ DEL ‘SOGNO’ che Expo contribuisca a far fare un passo in avanti all’immagine di Milano e della Lombardia, regalando un progetto utile al progresso dell’umanità.
Proprio sul tema dell’acqua, infatti, sono già cominciati i conflitti. Penso all’Egitto, al Sudan e agli Stati a monte del Nilo, a partire dall’Etiopia; penso anche ai turchi che costruiscono dighe sul Tigri e l’Eufrate e andando avanti di questo passo la Mesopotamia è destinata a scomparire.
E penso infine ad altri mille esempi di mille fiumi nel mondo. Non esiste un’autorità internazionale che razionalizzi l’uso delle acque;
che introduca culture che necessitino di una diversa e minore irrigazione;
che affronti le questioni ecologiche e agronomiche collegate: serve un centro mondiale che studi gli aspetti giuridici, economici, politici e anche idraulici.
Ed ecco il possibile ruolo di Expo.
Sappiamo, come più volte ha ripetuto Prodi, che questa esposizione non lascerà alle prossime generazioni un monumento come la Torre Eiffel. Nè essa è una di quelle operazioni politiche che servono per lanciare un nuovo Paese, come avvenuto con Shangai.
Perciò si potrebbe partire dal fatto che Milano è la città di Leonardo Da Vinci e dei suoi canali e anche di Sant’Ambrogio, che aveva più volte parlato di acqua come racconta il professor Nazzaro nel suo libro “Simbologia e poesia dell’acqua e del mare in Ambrogio di Milano”.
Senza contare le eccellenze milanesi e LOMBARDE:
qui hanno sede università prestigiose, ci sono il Politecnico, atenei specializzati in Diritto ed Economia, la facoltà di Agraria. Questo sistema si può legare a quello che l’Italia già rappresenta: a Roma abbiamo la sede delle tre agenzie delle Nazioni Unite che si occupano di agricoltura, cibo e alimentazione, compresa la Fao.
Perché non mettere tutto insieme e creare un centro multidisciplinare con una forte capacità di dialogo politico e tecnico con gli Stati Uniti, l’Unione Europea e i grandi Stati del mondo?
Tanto più per l’Italia, e il suo ruolo centrale nel Mediterraneo.
FINORA NON SI È FATTO NIENTE.
FORSE HANNO PESATO LE PREOCCUPAZIONI FINANZIARIE E LOGISTICHE.
Ma le risorse si trovano perché questo è uno scopo, uno strumento utile all’umanità e quindi si possono coinvolgere le grandi Fondazioni internazionali, l’Unione Europea e le Nazioni Unite.
Certo. UN SIMILE PROGETTO NON PUÒ RICADERE SULLA SPALLE DI UN SOLO COMUNE, PER QUANTO IMPORTANTE, COME MILANO.
È REGIONE LOMBARDIA A DOVER SPOSARE QUESTO OBBIETTIVO. TROVARE QUELLA LA CAPACITÀ PROGETTUALE CHE NON MANCA NELLA SUA TRADIZIONE STORICA.
PENSIAMO SOLO A LEONARDO: milanese, ma capace di costruire sull’acqua, sulle reti idriche e irrigue, la LOMBARDIA COSÌ COME LA CONOSCIAMO OGGI.
FORSE È QUESTO CHE MARONI AVREBBE DOVUTO METTERE NEL SUO BILANCIO DEL PRIMO ANNO.
CI AVREBBE DATO ALMENO UN SOGNO, INVECE DI UNA ARIDA CONTABILITÀ PERALTRO DI GESTIONE ORDINARIA.
IL SOGNO ALLORA CE LO PRENDIAMO NOI, CITTADINI.
CON UNA PETIZIONE CHE LANCIAMO INSIEME A GREEN ITALIA.