Perchè Cancellieri deve dimettersi.

E’ bene che la discussione sull’opportunità delle dimissioni del Ministro Cancellieri si sia riaperta, perché la “soluzione” cui si era pervenuti lasciava l’amaro in bocca.

Sono convinto che questa maggioranza sia l’unica che può evitare il caos in questa fase della storia del Paese. Caos che ho toccato con sconforto pieno nei tre giorni durante i quali ho partecipato, come delegato regionale, all’elezione del Presidente della Repubblica. Caos che impedirebbe ogni possibilità anche solo di galleggiare (per non parlar del darsi e del seguire una rotta) nel mare agitatissimo in cui ci troviamo.

Ho ammirazione per Enrico Letta e penso stia facendo più del possibile viste le caratteristiche tutte strampalate che animano -anche al proprio interno- le forze che lo sostengono.

So che la Guardasigilli sta operando bene: non solo in relazione al tema carcerario, ma anche per quanto concerne le problematiche del sistema giudiziario (attinto da criticità gravissime che il Ministro è impegnato a risolvere per evitare che i tempi della giustizia continuino ad essere tra le ragioni di freno del nostro sviluppo). So che non ha fatto alcun genere di sollecitazione a chicchessia per agevolare indebitamente una persona affidata alla responsabilità del nostro sistema carcerario.

Ma quelle telefonate, quelle in relazione alle quali non a caso in Parlamento si è scusata, quelle del “non è giusto” a commento per conforto di un provvedimento giudiziario, non mi vanno giù. E so bene che se le avesse fatte un qualunque Ministro dei Governi guidati da Berlusconi oggi in tantissimi sarebbero sulle barricate a gridare “dimissioni!”.

E sarebbe giusto. Non possono essere le qualità di un Ministro, né l’intimo credere alla sua buona fede, né il fatto che sia espressione di una maggioranza nella quale riponiamo le nostre speranze, a farci dimenticare che chi ricopre una responsabilità pubblica deve essere animato in ogni momento dal fortissimo rigore nella valutazione di opportunità circa ogni propria azione o parola, dall’obiettivo di preservare -al servizio del Paese- la propria dignità personale e politica, nonché la propria imparzialità (e percezione di imparzialità).

Siamo ancora in tempo per non assuefarci all’esercizio dell’indulgenza di parte o di convenienza.

Sono sicuro che il primo a provare disagio oggi sia questo Ministro, il cui senso di responsabilità istituzionale può però affermarsi rassegnando le dimissioni.

Enrico Letta -che dimostra ogni giorno la capacità di guidare la nave- saprà resistere a chi cercherà di cogliere l’occasione per mutare gli equilibri in Consiglio dei Ministri.

Coerenza e primato dell’interesse collettivo su quello di parte inizieranno a germogliare.

Umberto Ambrosoli

Lettera pubblicata su @la_stampa.