Piano Regionale di Sviluppo: sessanta pagine di vuoto politico e strategico

Piano Regionale di Sviluppo: sessanta pagine di vuoto politico e strategico

“Sessanta pagine di vuoto politico e strategico. Il documento fondamentale di questa decima legislatura è un esercizio retorico, un ritratto dell’esistente, che ripropone il passato, prospettandoci anche per il futuro una sorta di formigonismo senza Formigoni, con un immobilismo tale da far apparire il predecessore di Maroni un campione di dinamismo.  Per questo, per noi termina quell’apertura di credito che, senza alcun pregiudizio ideologico, avevamo finora concesso. E in attesa che la discussione politica si dispieghi su profili più alti, annunciamo il voto contrario di tutto il centrosinistra”.

Così il coordinatore dell’opposizione Umberto Ambrosoli è intervenuto oggi in Aula sul Piano Regionale di Sviluppo.

“Crediamo che un cambio di rotta fosse auspicato e necessario. Invece, ad oggi, non ve ne è traccia. I primi giorni della legislatura Maroni sono stati all’insegna della pura manutenzione legislativa: una proroga, una moratoria, un commissariamento e un atto dovuto. E non è solo l’impressione delle minoranze consiliari.  Sono sempre più numerosi gli attori sociali – dai sindacati, ai lavoratori, alle associazioni imprenditoriali – che lamentano l’inerzia e la mancanza di risposte della Regione”.

“La crisi morde e questo Piano tace. Non c’è terapia d’urto, non c’è criterio di priorità sull’occupazione, non c’è prospettiva di innovazione e sviluppo. E mentre si fa la solita propaganda con la macroregione del nord, che viene addirittura inserita nei risultati attesi, compromettendo di fatto la serietà dell’intero documento, gli enti lombardi – dai piccoli Comuni alle Province – cercano nella Regione un attore protagonista e trovano uno spettatore imbarazzato. Con il  presidente Maroni che, dopo averlo tanto criticato, si sta muovendo esattamente nel solco del modello neocentralista tracciato dal suo predecessore, a discapito dei territori e delle comunità locali”.

“Insomma, tra nomine imbarazzanti, debolezza dei primi atti legislativi, spaccature e litigi nella maggioranza, il Prs dà una conferma netta: nessuna rivoluzione esce da queste pagine e tutto il blocco di potere che si è costruito negli ultimi vent’anni in Lombardia resta saldamente al proprio posto”.

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