Programma

Il programma lo sto costruendo con voi. Quelli che seguono sono i punti essenziali, divisi per tema, che spiegano il mio approccio a ogni singola tematica.

LAVORO e IMPRESA

Ho collocato al primo posto il tema del lavoro non in una contemplazione fideistica della parola stessa, come se evocandola in campagne elettorale si fermasse per magia la crisi occupazionale.
La ripresa del lavoro è generata da tre politiche che devono integrarsi:
a. La possibilità di rigenerare investimenti in ambiti produttivi che abbiano effetti moltiplicativi sull’occupazione (da bassa produttività ad alta produttività), il che comporta fare scelte che si fanno assumendo la responsabilità di governo e discutendo approfondimenti con le parti sociali e le amministrazioni territoriali;
b. Qualificare le politiche di formazione professionale e in generale il rapporto tra istruzione, formazione e mercato del lavoro chiamando i soggetti preposti e le nostre stesse strutture di indirizzo a limitare la dispersione generica della formazione verso aree in cui c’è previsione di assorbimento caratterizzando gli investimenti formativi (per settori, per aree geografiche per supporti tecnologici; ad es. come l’area dell’I-tech, il turismo con buona offerta qualitativa, l’impresa enogastronomica, il manifatturiero innovativo etc.
c. Creare strumenti di sostegno per lavoratori più colpiti dalla crisi occupazionale, sia pure in una compatibilità finanziaria e in sinergia con il territorio da una parte e lo Stato dall’altra.

SANITA’

Il dibattito sulla sanità si ferma spesso all’argomento sanità pubblica e sanità privata. A riguardo usciamo dallo schematismo alla facebook reagendo con “Mi piace” o “Non mi piace” e guardiamo il quadro completo.
Il Sistema Sanitario Nazionale è una delle più grandi conquiste sociali e politiche del nostro Paese e va difeso a spada tratta. Per difenderò va gestito bene. Tutti gli enti ospedalieri e sanitari, che realizzano la maggior parte dei loro ricavi dal SSN, attraverso la Regione, qualunque sia la loro proprietà sono, in un certo senso, pubblici: perché pubblici (cioè finanziati dalle tasse dei cittadini) sono i loro ricavi. Perciò tutti devono essere sottoposti agli stessi principi, alla stessa vigilanza, agli stessi vincoli, alla stessa trasparenza. Che questa sia una esigenza fondamentale lo dimostrano le tristi e note vicende recenti, per altro riguardanti enti sanitari eccellenti, dove abili manipolatori e intermediari si arricchivano a spese del SSN promuovendo da parte della Regione trattamenti di favore a questi enti. Le evidenze di indagine devono essere utile lezione.
Come tutte le strutture complesse, anche il SSN e lombardo va sottoposto ad un riesame e riordino vigoroso ed approfondito, sotto molteplici profili.
Migliore programmazione regionale.
Per fare un solo esempio, a Milano esiste un numero di cardiochirurgie che ogni confronto internazionale mostra essere eccessivo. Vanno razionalizzate. Idem per centri trapianti. E così in molti altri settori. La programmazione regionale deve tenere conto del quadro epidemiologico regionale da un lato, e dall’altro della realtà economica e gestionale dei servizi. È fondamentale, quindi, investire su un ridisegno delle reti cliniche costituite dai servizi territoriali e dai servizi specialistici ospedalieri.
Principio di affiliazione.
I medici e il personale sanitario e i direttori generali devono essere bravi e onesti e basta. Non deve contare niente che siano legati a questo o quel gruppo politico (e non solo). La sanità lombarda non deriva da fatti recenti ma dal fatto che, a lungo, è stata costruita e gestita secondo il principio di professionalità e non secondo quello di affiliazione, male che si è diffuso molto negli ultimi venti anni. L’intervento correttivo dovrà essere chirurgico e rigoroso. I metodi di selezione, di nomina e di valutazione devono essere radicalmente cambiati.
La spesa privata dei cittadini.
Il costo del ticket deve essere commisurato al reddito del paziente.
Inoltre, quanto i cittadini pagano di tasca propria, con il supporto o meno di fondi assicurativi e fondi integrativi, rappresenta ormai il 30% della spesa sanitaria complessiva sostenuta annualmente dai lombardi. Il segnale é significativo e impone riflessioni, nonché interventi regolatori. Occorre -in ultimo- promuovere una nuova politica sanitaria all’insegna del motto che la sanità (cioè il farsi carico della condizione di benessere di una persona) o, meglio, la salute non è un onere ma un investimento ad altissimo rendimento. Si cercherà in questa direzione di conservare nei grandi ospedali l’unitarietà di assistenza sanitaria, ricerca, didattica, la triade di tutti i migliori enti sanitari in tutto il mondo.

TRASPARENZA E LEGALITA’

Il tema della legalità non è un punto nell’oceano di un programma elettorale. E’ un presupposto di metodo e di cultura di governo. Come ho detto più volte la contaminazione mafiosa delle stanze del potere è segnale di una collusione che abbiamo già visto in altre parti d’Italia e che qui ci sorprende e ci allarma. Quando abbiamo sentito dire altrove “Con la mafia bisogna farci i conti, essa esiste”, abbiamo capito che parte della classe dirigente non ritiene debellabile il fenomeno. Per questo il tema sta in cima e non in fondo ad un programma. Non si chiude con un rinvio a giudizio, si apre come caso di pedagogia sociale generale. Non basta colpire un delinquente, bisogna debellare l’idea che la mafia c’è e ne va accettata la compresenza.
Questo viene declinato anche nelle procedure amministrative, che non significa riempire solo di certificati antimafia i dossier delle gare di appalto. Significa studiare l’evoluzione d’impresa dei fenomeni malavitosi e saperli riconoscere quando sono all’opera nel loro aspetto apparentemente rispettabile. Anche contrastando i conflitti di interesse diffusi nelle istituzioni e nelle imprese.
La trasparenza, in tutti gli ambiti, è il presupposto di controlli efficaci e diffusi; è anche presupposto di responsabilizzazione per tutti i cittadini.

AMBIENTE

Anche qui in questa fase preliminare rischiamo un po’ di genericità dicendo che vogliamo l’aria più pulita, il suolo meno consumato e il verde più verde. Credo che la sostenibilità dipenda da un difficile patto a tre: tra le istituzioni che devono fare le regole sulla sostenibilità, le imprese che possono fare scelte produttive con rispetto o senza rispetto della qualità sociale e ambientale, e i cittadini-consumatori che, famiglia per famiglia, devono esprimere una domanda di qualità ambientale e non pensare che il problema si risolva indipendentemente dalla loro responsabilità di “consumatori ambientali”. Ne nasce una trasversalità di politiche orientata ad una cultura normativa non settoriale, ad un orientamento più marcato verso la green economy e ad un progetto di responsabilità sociale e delle nuove generazioni verso la priorità del tema.

MOBILITA’

Ho preso tutti i giorni in questo avviamento di campagna elettorale (come del resto faccio spessissimo) mezzi pubblici locali ed interurbani per toccare di persona alcune criticità.
Mi rifiuto di dire in campagna elettorale che voglio treni veloci, spaziosi e comodi, a bassissima tariffa, che raggiungo le più piccole località connessi con il trasporto locale in condizioni di piena efficienza. Chi non direbbe simili cose? La responsabilità sta nell’inventariare le criticità segnalate dall’utenza e metterle ora in un piano di interventi programmati, tenendo al tavolo di questa comune visione delle priorità interlocutori istituzionali e sindacali, connessi alla gestione dei servizi pubblici. Solo non creando guerre tra persone in difficoltà si può fare un ragionevole piano di risanamento.
Aggiungo che se mettiamo i temi in giusta priorità possiamo anche progettare meglio l’uso dei fondi finalizzati al miglioramento delle infrastrutture e forse anche trovando investimenti d’impresa. Non caricare, insomma, solo sulle spalle della pubblica amministrazione il costo di una revisione complessiva della velocità commerciale del sistema che ha qui una strozzatura non solo per i cittadini passeggeri ma anche per il traffico merci e per la competitività del sistema.
Slogan? Certo non nuovo: puntare sul trasporto su rotaia.

CULTURA

Stiamo lavorando ad alcune schede programmatiche che non puntano a separare ma a riunire i tre profili di una politica pubblica per la cultura dove anche il privato può svolgere una utile funzione complementare. Uno è il tema della conservazione e valorizzazione (insieme) del patrimonio culturale, l’altro è la collocazione di questo tema nei fattori di attrattività dell’economia turistica interna e d internazionale.
Il terzo è comprendere lo sviluppo integrato su tutti i 12 settori che – secondo la moderna economia della cultura – sono considerati parte della creatività, un’area che significa circa 1/5 del PIL della Lombardia con margini di occupazione in crescita e con benefici sui primi due aspetti che ho accennato prima.
Dobbiamo qui chiarirci bene le idee come lombardi. Per un secolo e mezzo abbiamo messo il tema cultura un po’ in disparte pensando che esso riguardasse piccoli settori privilegiati della società e che la cosa importante fosse essere una regione industriale. Non nego certo l’importanza di essere stati, i lombardi, l’Inghilterra della rivoluzione industriale in Italia. Dico solo che le condizioni dell’economia sono cambiate e che oggi la cultura è un valore identitario in sè e una possibilità di crescita a portata di mano. Anche come mezzo per crescere e non solo da conoscere.

FONDI EUROPEI

Ho visto di recente di dati riguardanti l’utilizzo dei fondi sociali e dei fondi strutturali per un complesso di circa 1miliardo e 300 milioni all’anno che per la verità l’amministrazione uscente ha impegnato per tre quarti, con una performance non scadente rispetto al resto d’Italia. Bisogna stare attenti a non formulare giudizi superficiali rispetto a questi impegni che rimandano a progetti che coinvolgono una moltitudine di soggetti. La possibilità di dire che sono stati impegnati bene o male si fa nel medio e lungo periodo e soprattutto con strumenti di valutazione raffinati e specifici. È qui che credo caschi un po’ l’asino. La Lombardia ha tutte le ragioni di stare al tavolo di raccordo Stato – Regioni – Europa in cui strategie di indirizzo e strategie di valutazione devono entrare in una fase nuova. Tale fase è imposta dai dati e dai guai prodotti dalla crisi economica. È su questo che intendo correggere il tiro delle politiche per i fondi comunitari: essi sono importanti non solo se riescono ad essere acchiappati, ma soprattutto se -poi- il loro utilizzo è realmente parte di un progetto per uscire dalla crisi e ridisegnare la crescita. Per mettere a sistema e in rete risorse, istituzioni e progetti.

RUOLO DELLE DONNE NELLA SOCIETA’
Le priorità del tema sono individuate nei seguenti punti:
Democrazia paritaria.
Deve essere data piena attuazione al principio della parità, anche numerica negli organi di governo della Regione ai sensi dell’ art. 11 dello Statuto regionale, nelle società partecipate della Regione, nell’ organizzazione amministrativa regionale.
Devono essere sostenute le candidature femminili al Consiglio regionale per ottenere il più ampio numero di elette.
Donne e diritti.
Nel rispetto del principio di autodeterminazione delle donne, deve essere dato pieno riconoscimento e deve essere fatta adeguata promozione dei loro diritti in tutti gli aspetti della vita quotidiana: dalla conciliazione dei tempi di lavoro e cura, all’implementazione di strumenti di rientro nel mondo del lavoro dopo licenziamenti o allontanamenti spontanei anche per ragioni di cura dei figli e degli anziani; dal disegno della città e dei suoi servizi alla promozione e al sostegno dell’imprenditoria femminile; dalla medicina che curi finalmente la donna nella sua specificità durante la malattia (“medicina di genere”), al riconoscimento di legami omoaffettivi.
Più donne, più crescita economica.
La presenza femminile è una indubbia risorsa sociale e un valore economico considerando che porterebbe un incremento di 7 punti di PIL, anche in considerazione dei parametri definiti a livello europeo dalla Strategia di Lisbona. Si deve creare una riduzione del divario occupazionale tra donne e uomini e un rafforzamento dei servizi per consentire lo svolgimento di queste attivita’.