Stop al consumo di suolo, PD e Patto Civico: “Rigenerazione urbana e pianificazione per area vasta. Queste le nostre proposte”

“Il consumo di suolo deve diventare un’eccezione. Bisogna mettere un freno all’uso spregiudicato del suolo puntando sulla rigenerazione urbana attraverso la redditività dei terreni agricoli, la semplificazione delle pratiche per la riqualificazione del tessuto esistente e un sostegno ai comuni nella pianificazione strategica del terirotrio”. Questo il messaggio lanciato questa mattina dai consiglieri regionali Jacopo Scandella (PD) e Paolo Micheli (Patto Civico) presentando le proposte di riforma complessiva della legge regionale urbanistica (L.R. 12/2005) frutto del lavoro svolto tra l’ottobre 2013 e il gennaio 2014 dal gruppo di lavoro alla quale hanno collaborato esperti della materia urbanistica e professionisti del settore.
“I dati ufficiali fomiti dalla regione parlano chiaro – dichiara Scandella – 414.193.400 metri quadrati è la superficie di territorio lombardo che gli oltre 1500 comuni lombardi già prevedono nei loro PGT (approvati al 11 dicembre) di trasformare nei prossimi anni in terreno edificato. È pari alla superficie della provincia di Monza e Brianza, più del doppio dell’intero comune di Milano. Urge correggere il tiro di 30 anni di politiche regionali sbagliate che hanno distrutto la nostra regione. Oggi mettiamo a segno un punto politico importante. Accogliamo positivamente l’ improvvisa accelerazione della Giunta che ha deciso di anticipare a domani la presentazione del proprio testo di legge, previsto inizialmente per marzo. Attendiamo di vedere cosa propongono – continua il consigliere del Pd – al momento prendiamo atto che, dopo tanti annunci, si avrà finalmente un testo con cui confrontarci nel gruppo di lavoro della Commissione territorio. Ci auguriamo che domani Maroni non presenti un articolato fotocopia del testo di legge depositato dal gruppo consiliare della Lega nord nell’ottobre scorso, un testo di facciata che presenta una  proposta di riforma poco credibile. Quando questa maggioranza parla di consumo di suolo utilizza slogan che poi non trova riscontro nei contenuti: non sarebbe la prima volta che la lista delle eccezioni inserite all’ultimo con emendamenti stravolgano il testo originario. A questo si aggiunge, inoltre, un’altra grande preoccupazione legata alla spaccatura della maggioranza la quale sino a quando non troverà la quadra al suo interno rallenterà l’iter di discussione e di approvazione della riforma”.
L’ elemento che differenzia il testo di riforma di Pd e Patto civico con quello della maggioranza è lo strumento della pianificazione per area vasta. “Il suolo è bene comune e come tale deve essere gestito in condivisione – spiega ancora Scandella – i grandi insediamenti, i servizi pubblici come scuole ed ospedali il consumo di nuovo suolo hanno effetti che ricadono ben oltre i confini del singolo comune”.
Il consigliere del patto Civico Paolo Micheli spiega: “Al  31 gennaio, abbiamo ancora un 20% dei comuni lombardi i quali non si sono dotati di un PGT. Se consideriamo poi i 900 comuni che hanno approvato dei PGT, questi prevedono   così tante nuove case che la loro popolazione complessivamente dovrebbe aumentare di più di un milione di nuovi abitanti, passare cioè da 6.400.000 a 7.500.000. Rapportata su tutta la popolazione lombarda, significa  che essa dovrebbe passare da 10 a 11,5 milioni di abitanti, nel giro di un quinquennio; un ritmo di 300.000 abitanti all’anno!!  Questo vuol dire cioè quattro volte in più del tasso di crescita (70.000 mila abitanti anno) registrato dai trend statistici:  i comuni lombardi prevedono perciò di mettere a disposizione terreni per costruire quattro volte la necessità. Una cosa che con le nostre proposte vorremmo assolutamente evitare. Basta vedere ‘cimiteri’ di case inabitate: come nei cimiteri,  in tutta la Lombardia vediamo gli scheletri delle case, iniziate e non finite, oppure finite ma abitate solo in parte. E basta rendere improduttivo il terreno agricolo ancora disponibile. Bisogna dare ai comuni, grandi e piccoli,  gli strumenti normativi per poter tornare indietro”.

LE PROPOSTE DI PD E PATTO CIVICO

· Meno burocrazia ma regole chiare e tempi certi

Gli strumenti di pianificazione, a tutti i livelli, devono essere maggiormente coordinati, per evitare pericolose lacune o ridondanti sovrapposizioni. Su questi presupposti Pd e Patto Civico propongono di:

Eliminare l’obbligo del Documento di piano. Il modello di governo del territorio introdotto dalla Legge Regionale 12/2005 riconosce al livello comunale ed al P.G.T. un’amplissima autonomia nella gestione e trasformazione del territorio, sia edificato che non. Tale autonomia si sostanza nel Documento di Piano che ne contiene le linee strategiche e gli obiettivi. L’obbligo di dotarsi di un Documento di Piano potrebbe essere limitato ai Comuni di maggiori dimensioni o ad ambiti territoriali omogenei che coinvolgano più Comuni. Per tutti gli altri rimarrebbe la facoltà di adottare il Documento di Piano quando lo ritenessero opportuno e necessario.

Eliminare l’obbligo per i Comuni di dotarsi del Regolamento Edilizio
l Regolamento Edilizio comunale (RE) si sovrappone troppo spesso ad altri due documenti: il Piano delle Regole ed il Regolamento Locale di Igiene. Inoltre gran parte della materia trattata dal RE è disciplinata dalla normativa di settore: dall’abbattimento delle barriere architettoniche alla normativa antincendio, dalla sicurezza nei cantieri al risparmio energetico, ecc. La normativa di settore si modifica velocemente rendendo obsoleti i RE che ne riproducono larghe parti.

Cancellare la disciplina delle “Attività edilizie specifiche” relativa alla realizzazione dei parcheggi (sulla cui disciplina interviene la pianificazione comunale), degli edifici di culto e al recupero a fini abitativi dei sottotetti esistenti, disciplina complessa e farraginosa, oggetto di molte interpretazioni e di moltissimi contenziosi, demandando, se del caso, alla pianificazione comunale il compito di gestire la fase transitoria a salvaguardia delle risorse già impegnate.

· Una nuova pianificazione di Area vasta

La normativa regionale vigente decentra tutte le decisioni insediative al singolo comune, anche quando queste hanno evidenti impatti negativi (su traffico, inquinamento, economia locale, ecc.) sui comuni confinanti. Autorizzare grandi insediamenti come centri commerciali, poli logistici o altro, è una scelta che deve coinvolgere l’ambito territoriale e non solo il Comune nel quale insiste questo intervento: sarà necessario incentivare una programmazione di area vasta. Forme di pianificazione e programmazione associata sono essenziali in una regione dove più del 70% dei comuni è sotto la soglia dei 5.000 abitanti, e dove molti hanno difficoltà da soli a sviluppare tutto quanto la legge prevede per il PGT. L’attuale norma non si esprime al riguardo. Non si tratta di riproporre semplicisticamente i piani intercomunali, ma di promuovere modalità di ragionamento diverse, che permettano ai piccoli comuni di sostituire il piano comunale, almeno sugli aspetti più strategici.

· Azzerare il consumo di suolo

Il consumo di suolo deve diventare l’eccezione. Il dato riferito a maggio 2013 dimostra come la proiezione di crescita della popolazione lombarda sia sovradimensionata rispetto al reale. I Pgt redatti da 900 comuni su 1544 prevedono infatti per i prossimi 5 anni una crescita potenziale di 1,5 milioni di abitanti.
Deve diventare operativo il concetto di consumo zero, rispetto al quale eventuali deroghe sono da considerarsi come vere e proprie eccezioni limitate e regolate attraverso un sistema chiaro di condizionalità e compensazioni. Le decisioni sul consumo di suolo devono essere prese nell’ambito di un tavolo di area vasta che veda coinvolti più comuni favorendo così anche l’adozione di forme di programmazione o pianificazione associata.
Diverse le soluzioni per incentivare il riuso delle aree dismesse:
1.   incremento degli oneri se si consuma suolo agricolo più efficace rispetto alla normativa vigente sostanzialmente ininfluente nell’applicazione pratica.
2.   Elevare il reddito ricavabile dagli usi agricoli fino a renderlo più remunerativo dei fenomeni speculativi da rendita fondiaria. In altri termini bisogna intervenire sostenendo l’attività imprenditoriale delle aziende agricole anche nelle sue molte possibili applicazioni multifunzionali quali ad esempio agriturismi, cascine didattiche e prodotti a km zero.

Al minuto 25′ 28” il nostro Claudio Conti illustra qualche dato ottenuto grazie al Progetto Galileo, un software ideato per ottenere una solida teoria del territorio.