Su Stamina la Regione fa scarica barile sugli Spedali Civili cercando di nascondere le proprie responsabilità

Su Stamina la Regione fa scarica barile sugli Spedali Civili cercando di nascondere le proprie responsabilità

“Le dichiarazioni che l’assessore Mantovani ha fatto nel dopo-Giunta di oggi, alla presenza di Maroni, sono surreali.

Nella peggiore tradizione di scarico delle responsabilità, la Regione indica gli Spedali Civili come unica struttura responsabile: secondo la Giunta nessun atto formale di Regione Lombardia avrebbe mai autorizzato la struttura sanitaria bresciana ad avviare la somministrazione del metodo della Stamina Foundation. E se anche fosse, nell’eccellenza del sistema sanitario lombardo un’importante struttura ospedaliera, un prestigioso centro di ricerca è lasciato libero di operare in tal senso?

Come se non bastasse, da Palazzo Lombardia minaccia addirittura di procedere per danni di immagine!
Posizione davvero bizzarra: ma a chi chiederanno i danni?
All’Assessore che ad ottobre voleva una mozione della Commissione per potere, con più forza, chiedere al Ministro alla Salute di riavviare la sperimentazione che lo stesso Ministero aveva appena concluso in senso negativo per Stamina Foundation?
O al Consiglio regionale, dove la maggioranza LEGA-PDL ha approvato una mozione rivolta alla prosecuzione della somministrazione presso la struttura bresciana?

E’ sconfortante vedere questa scomposta corsa a cercar ripari alla vigilia della visita del Ministro Lorenzin che chiede spiegazioni su tutta la vicenda. Ed è ridicolo l’annuncio di un’azione ispettiva affidata a chi rappresenta proprio le strutture all’interno delle quali le responsabilità vanno verificate.

Cioè Mantovani, assessore in carica che ha assecondato con interventi in Consiglio e numerose interviste pubbliche la somministrazione del metodo; Melazzini che, già dirigente apicale dell’Assessorato alla Sanità, nel 2012 ne ha preso la guida.
La verità è che i responsabili della Regione nulla fecero per impedire che la vicenda Stamina arrivasse al punto drammatico che conosciamo ed hanno anzi consentito la realizzazione delle attività della Stamina Foundation presso gli Spedali Civili di Brescia, arrivando, la precedente Giunta, ad intervenire costituendosi ad adiuvandum con gli Spedali Civili: contro la decisione del blocco imposto dall’Agenzia italiana del Farmaco (AIFA) alla somministrazione del metodo!

Adesso gli stessi  Assessori coinvolti si auto incaricano per una ispezione che già parte con la premessa di assenza di responsabilità da parte della Regione. Se non fosse una situazione che pretende serietà, ci sarebbe da ridere.

Invece della più rigorosa verifica critica su cosa non ha funzionato, ci si premura solo di dire che le responsabilità sono di altri, comportamento radicalmente in contrasto con la coraggiosa presa di posizione della Senatrice Elena Cattaneo che di fronte all’opinione pubblica nazionale si è assunta, pur contrastata, la responsabilità di difendere i valori della ricerca scientifica e la coerenza di uno scienziato con la propria coscienza.

La forza di tale gesto risalta ancor di più davanti all’inerzia e all’ipocrisia della politica e davanti, se non alla nuda e cruda incapacità, sicuramente alla non linearità dell’amministrazione regionale.

Un gesto serio e coraggioso, concreta declinazione di un’eccellenza sanitaria lombarda della quale evidentemente gli interpreti sono gli operatori, condiviso da tanti eminenti medici e ricercatori, tra cui quelli inascoltati della Commissione di Saggi nominata dalla stessa Regione.

A fronte di tale esemplare atteggiamento di rigore e coraggio, ancor di più il tentativo di chi vuole oggi sfuggire ad un’analisi rigorosa dei fatti appare del tutto inqualificabile.

E’ ormai tempo di riportare per tutta la vicenda Stamina, ruolo e competenze in capo alla comunità scientifica.”

Umberto Ambrosoli

 

Inoltre, notizia di oggi, dal mondo scientifico arriva un coro di ”no” all’istituzione, da parte del ministero della Salute, di un nuovo Comitato scientifico chiamato a pronunciarsi sul metodo Stamina.
All’indomani delle dichiarazioni di Paolo Bianco, tra i massimi esperti internazionali di cellule staminali mesenchimali, oggi altre voci autorevoli hanno invitato a mettere la parola fine alla vicenda Stamina.
”Ritengo che allo stato attuale si dovrebbe chiudere questo capitolo, bocciando completamente il progetto Stamina: ormai ci sono tutte le condizioni per farlo”’, ha detto il direttore dell’Istituto ‘Mario Negri’, Silvio Garattini. Il farmacologo ritiene inoltre che un nuovo Comitato rischia di prolungare i tempi. E’ inoltre decisamente critico con le dichiarazioni sulla medicina rigenerativa in Italia fatte nella trasmissione ‘Le Iene’ da Mauro Ferrari, il ricercatore indicato dal ministero della Salute come presidente del nuovo Comitato scientifico.
Quelle dichiarazioni, ha rilevato Garattini, ”non hanno nulla che vada nella direzione giusta e rischiano di incoraggiare nuove illusioni”.
Fortemente critico anche il presidente della seconda sessione del Consiglio Superiore di Sanita’, Alberto Zangrillo, per il quale ”l’apertura” di Ferrari verso Stamina e’ ”veramente squalificante per la ricerca italiana”. ”Ritengo – ha aggiunto – che in casi come questi la regola del silenzio sia la strada maestra” e che ”il palcoscenico offerto da trasmissioni come Le Iene sia da evitare”. ”Condanno ferocemente – ha aggiunto – l’uso che certe trasmissioni televisive fanno sulla pelle dei malati e nel totale spregio delle regole deontologiche e morali cui tutti noi siamo tenuti”.
Stamina e’ una vicenda da chiudere anche per Giuseppe Remuzzi, dell’Istituto Mario Negri di Bergamo: ”non serve un nuovo Comitato per stabilire che e’ avvenuta una serie infinita di violazioni delle norme vigenti”, dalla segretezza del protocollo all’estraneita’ delle cure compassionevoli da questa vicenda, al comitato etico, che ”ha approvato una cura che non poteva approvare”, ad un consenso informato impossibile da formulare. A questo punto, ha aggiunto, ”istituire un nuovo comitato e’ inutile: significa buttare via soldi e tempo”.
Critico anche il direttore scientifico dell’Istituto Nazionale Tumori ‘Regina Elena’ di Roma, Ruggero De Maria: ”il cosiddetto metodo Stamina – ha detto – non funziona, ne’ puo’ funzionare. Sarebbe stato meglio fare un placebo, almeno non si sarebbero corsi rischi con manipolazioni cellulari maldestre”.
Per Carlo Croce, dell’universita’ dell’Ohio ”e’ una storia triste per l’Italia perche’ era tutto chiaro fin dall’inizio e non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di organizzare un comitato: e’ stato ridicolo allora e lo e’ ancora di piu’ adesso”. Il bilancio amaro, ha aggiunto, e’ quello di un ”effetto devastante sulla reputazione scientifica dell’Italia nel mondo”.