Il Financial Times su Ambrosoli: le credenziali di libertà del candidato

In un mondo aperto, globalizzato, veloce, la credibilità della classe dirigente di un Paese è una leva per competere meglio, uno strumento al servizio del sistema produttivo, delle imprese, dei cittadini. Sul piano nazionale abbiamo imparato che la caduta di credibilità del governo italiano ci è costata miliardi di euro. Ogni cittadino italiano ha dovuto pagare tasse più alte per pagare interessi più alti sul debito pubblico, ma i proprietari di case hanno pagato anche un mutuo più caro, e gli imprenditori hanno pagato più caro il credito che – con difficoltà – ottengono dalle banche.

Se la credibilità internazionale ha un valore che può pesare nelle tasche dei cittadini, il candidato Umberto Ambrosoli lo può rappresentare. Lo dice il Financial Times, in un articolo di Rachel Sanderson pubblicato il 6 febbraio, di cui riportiamo la traduzione (la versione originale si può consultare qui previa registrazione).

Le credenziali di libertà del candidato per la Lombardiadi Rachel Sanderson

Se la coalizione di centro sinistra si aggiudicherà la Lombardia, regione ancora in bilico, lo dovrà molto al neofita politico che sta guidando la campagna. Umberto Ambrosoli è la figura emblematica del movimento di rinascita civile a Milano, la capitale economica italiana, che ha permesso a Mario Monti e al suo governo tecnico di arrivare al governo.

Come Monti, Ambrosoli ha fatto tesoro della sua mancanza di esperienza politica in un momento in cui il sostegno alle classi politiche italiane è al suo minimo. “Sono stato criticato per non avere alcuna esperienza in politica. Mi sta bene. Voglio che anche le persone che mi seguono non abbiano esperienza politica”, afferma Umberto Ambrosoli.

Ambrosoli, avvocato penalista, non aveva l’intenzione di candidarsi nella regione più ricca d’Italia. Ma, spinto dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia, anche lui avvocato penalista che due anni fa ha battuto il candidato sindaco di Berlusconi, il pacato 41enne ha deciso di candidarsi come indipendente.

L’anti-corruzione è la nota forte di Ambrosoli, il cui padre Giorgio fu ucciso dalla mafia negli anni Settanta per conto di un banchiere siciliano che all’epoca aveva connivenze politiche. Inoltre il manifesto della sua campagna punta alla crescita e all’Europa.

Nel tentativo di distanziarsi dal dibattito corrente sulla corruzione riguardo il finanziamento dei partiti, il comitato di Ambrosoli riceve finanziamenti solo dalla società civile. Il sito infatti è costantemente aggiornato con l’elenco dei nomi dei donatori – insegnanti, architetti, medici, studenti – che finora hanno contribuito alla campagna per un totale di 180.000 euro.
Ambrosoli si batte anche perché vengano prese serie misure giudiziarie contro l’infiltrazione delle organizzazioni criminali nell’economia locale.

In un recente rapporto, il Ministero degli Interni ha evidenziato in Lombardia, Piemonte e Liguria la presenza di organizzazioni mafiose. Secondo questo documento, il 16% del fatturato della ‘ndrangheta viene dalla Lombardia e il 21% dal Piemonte, i contributi più alti al di fuori della Calabria.
“Sono fiero di portare il nome di un tipo diverso di persona. Uno di quegli Italiani che non si lasciano condizionare dal potere, dalla corruzione e dal denaro”, ha detto Ambrosoli durante una cerimonia annuale di commemorazione del padre, alla presenza di Mario Monti, Mario Draghi e Giorgio Napolitano, “e ho incontrato molti cittadini che si assumono la massima responsabilità di fronte alle difficoltà”.