Un pediatra per stranieri: l’esempio Friuli Venezia Giulia

Un pediatra per stranieri: l’esempio Friuli Venezia Giulia

Nei giorni scorsi il nome del Friuli Venezia Giulia è risuonato spesso nelle aule della Regione Lombardia.
Purtroppo non in maniera positiva, come mi sarei aspettato, ma quasi in polemica, per distinguersi in ordine al concetto di “macroregione”. Il Presidente lombardo Roberto Maroni ci tiene a spiegare che il concetto di Euroregione richiamato dal presidente Debora Serracchiani non è propriamente quello della macroregione che ha in mente lui.

Cosa abbia in mente il governatore della Lombardia in realtà non è facile capire.
Più volte ho chiesto che ci spiegasse in forma distesa, istituzionale, non polemica, che cos’è questo suo concetto, in modo che si possa anche discuterne in maniera costruttiva.
L’ho chiesto in pubblico.
L’ho fatto anche in una lettera pubblicata su questo giornale, quando richiamavo la grande opportunità della Convenzione delle Alpi il cui progetto è proprio all’ordine del giorno del Consiglio d’Europa del prossimo 19 dicembre che approverà questo accordo per condivise misure di sviluppo di una regione transfrontaliera alpina a cui aderiscono sette Stati e che riguarderà ben oltre 60 milioni di concittadini europei.
L’ho chiesto ancora, in forma ufficiale, in sede di discussione del Piano Regionale di Sviluppo
della Lombardia: ma lui, invece di rispondermi, ha preferito alzarsi stizzito e uscirsene dall’aula,
offeso!
Poi però vediamo la macroregione che ha in testa. E’ quella della proposta, fatta dalla Lega e portata appena qualche giorno fa all’approvazione della Commissione Istituzionale, di una Bandiera e di una Festa ’nazionale’ Lombarda? Oppure è quella che usa il tema dello sviluppo delle filiere economiche ed industriali, che avevamo persino noi dell’opposizione inserito nel programma elettorale, per farne, anche lì, un tema di partito, come dimostra l’incontro recentissimo organizzato nell’Oltrepò Pavese per lo sviluppo delle attività vinicole tra…. Maroni, Cota e Zaia! Tutto insomma in funzione di partito, tutto ridotto in propaganda identitaria.
Non si vuole capire che la crisi epocale che stiamo attraversando ha bisogno non di richiami identitari che spaccano e dividono, che sono ormai e saranno sempre più privi di futuro e prospettiva.
C’e’ invece bisogno di simboli che uniscono. Ce n’è bisogno nei partiti ma anche e soprattutto nella società.
Non di una nuova bandiera con il Carroccio abbiamo bisogno, bensì di valori condivisi: a partire dal rispetto per gli altri, anche se sono diversi da noi, per il colore della pelle o per loro fragilità.
Proprio qui infatti ci aspettavamo che venisse richiamata l’esperienza positiva del Friuli Venezia Giulia: tra i suoi primi atti la nuova Giunta di Debora Serracchiani ha voluto recepire l’accordo della Conferenza Stato-Regioni per l’assegnazione del pediatra di libera scelta anche ai minori senza permesso di soggiorno. In Lombardia no.
Non c’è stato questo senso di responsabilità.
La maggioranza leghista-pdl in Consiglio Regionale ha preferito bocciare la mozione, che mi vedeva come primo firmatario, e che chiedeva il recepimento di un accordo pure sottoscritto, cioè un atto dovuto! Non solo. Le motivazioni di alcuni esponenti leghisti registrate nel dibattito, sono state portate dai giornali all’attenzione nazionale per la loro grettezza: da chi proponeva l’obbligo ai pediatri che avessero in cura i bambini di compilare «liste di proscrizione per individuare i genitori clandestini», a chi ha parlato di «una richiesta pericolosa, che vedrebbe tutti i posti dei pediatri occupati dai figli dei clandestini» considerando così i bambini responsabili di «invasione del tessuto sociale»!
Se queste affermazioni possono essere considerate una degenerazione ideologica, di un
partito attraversato da pulsioni razziste, ancora più grave è il fatto che Maroni abbia ritenuto corretta tale scelta «che peraltro condivido». E lo ha pure detto nei giorni seguenti alle ignobili dichiarazioni di Calderoli. E un “peraltro” che non ci piace e che non accettiamo. Anche perché continuiamo a credere che Maroni, prima che segretario della Lega, debba essere presidente di tutti i cittadini della Lombardia, cioè anche di quelli che credono ai valori del rispetto e dell’accoglienza.

Noi non desistiamo. Prenderemo la Delibera (DGR 1147 del 28/06/13) con cui il Friuli Venezia Giulia ha accolto l’accordo della Conferenza Stato-Regioni e, seguendo quel testo, compileremo anche noi un Progetto di legge che riporteremo pazientemente in aula consiliare.
Se sarà il caso troveremo il modo di portare avanti questa battaglia di civiltà anche in sede europea.
Nel frattempo, sappiamo che Maroni non è nè Salvini, nè Calderoli: perciò non disperiamo che si possa ravvedere.
Così convinto com’è di una macroregione che includa anche il Fvg, magari saprà cogliere questa opportunità per dare un segnale che la macroregione non sarà una tecnostruttura burocratica, funzionale agli equilibri di rilancio di un partito minoritario, ma una vera occasione per stabilire un nuovo patto di cittadinanza basato sul rispetto per gli altri e sulla condivisione dei più comuni valori di civiltà.

Umberto Ambrosoli

Articolo apparso domenica 21 luglio su “Il Piccolo” di Trieste.