Una personalissima versione

Una personalissima versione

Ci pare bello condividere questo commento di Ludovica Amat sull’incontro di Sabato 24 novembre a Milano:

“Provo a raccontare, a chi voleva, ma non è riuscito a partecipare alla riunione oggi di Milano, come ho recepito l’incontro. Non ho strumenti per riportare le esatte parole del candidato ma, nel tentativo, fallito, di essere breve, provo a fornire due versioni, a seconda dei gusti, con tutti i limiti (miei) del caso. La prima riporta la memoria delle parole -chiave- ascoltate. La seconda esprime le sensazioni che, mentre ascoltavo, si affollavano a fior di pelle. Gli interessati, poiché si tratta di mia personalissima versione, possono (devono?) correggere, tagliare, eliminare..

PAROLE. “Sono qui per ascoltare. Ero titubante. Non riuscivo a vedere in tempi così stretti come fosse possibile coinvolgere tutte le energie già attive. Combattere la diffidenza. Ho ricevuto migliaia di richieste. Se ti candidi vado a votare. Con ogni mezzo, escluso il piccione viaggiatore. Inclusi bigliettini disseminati per lo studio dall’Avvocato Isolabella. Una pazzia. Diverso modo di intendere. Alleanza tra parti che si vogliono rigenerare. Civismo. Associazioni che vogliono partecipare senza farsi fagocitare dai partiti. Tradurre, anzi, sperimentare in termini concreti quella disponibilità dei partiti. Carta bianca, mano libera. Riusciti a cambiare le primarie. Organismo composto per metà dal mondo civico. Centro sinistra. Istituzione comitato. I moti della società civile. 32 persone che restano il punto di riferimento per quelle che saranno le determinazioni di chi vince le primarie. Includere anche gli ultimi. 1000 volontari hanno dato disponibilità per tre turni di votazioni. Partecipazione. Legittimazione. Avere 100mila persone. No ricetta pronta, non l’avrei scritta io. Le primarie servono per ascoltare i problemi da chi li vive. Il tempo dell’attesa. Forse sono partito in ritardo. Non è facile chiedere a mia moglie e ai miei figli di cambiare vita. Non so quanto io meriti tutta questa considerazione. Io ci sono, ma voi venite con me. Anche per correggermi. Partiamo tardi, ma è un tardi bello. ambrosolilombardia2013.it. No volantini, no logo, ci pensiamo dopo. Fare check su chi sale sul treno. Tavoli tematici. 85% del bilancio regionale è sanità. Valutare il rendimento, attuare meccanismi di analisi. 20 anni di potere organizzato costruito sugli interessi. Il passaparola funziona sui contenuti. Il comitato primo voto dei 18enni, senza mediazioni. Donne. Relazioni con il territorio. Il lavoro. La Lombardia compete su innovazione. Legalità. il rispetto. Portare contributi, non demolire i contributi altrui. Toni attaccati alle idee proprie, non alle colpe degli altri. Una pazzia. Lombardia ponte tra Italia e Europa, terra di mezzo. Autofinanziamento. Campagna dal basso. No finanziamento pubblico. 5 o 10 euro. Non faccio la guerra santa. Collocare i problemi in una visuale limpida. Rivoluzione copernicana che riporta i partiti alla loro funzione. Sacrificio della famiglia” (queste ultime tre sono dell’Avvocato Isolabella, straordinario oratore, che conclude il suo intervento con: maledizione al telefonino, creando ilarità tra la folla).

SENSAZIONI. Mentre arrivo un signore alto alto di una certa età sta scrivendo su un manifesto bianco, appiccicato alla cancellata: VOLONTARI. Ma lo scrive con una biro, quindi non si legge. Già mi sento del posto. Ambrosoli arriva puntuale, sta sotto il palco a salutare le molte persone che gli vanno incontro. Alle persone che non riconosce glielo fa capire (che non le riconosce). E’ venuto a piedi ed è vestito esattamente come me (sono io, che dovrei vestirmi da donna). Se casomai l’avesse acceso, non risponde al cellulare. La gente entra come un ruscello inesorabile, pian piano il teatro si riempie come un uovo. Il signore di prima cerca le sedie per il palco, più che altro le invoca e in effetti arrivano. Accanto a Ambrosoli siede Stefano Rolando, alcune delle parole che ho raccolto sono sue. Il fatto che Ambrosoli sia esattamente come te lo immagini è spiazzante, non è un problema di prevedibilità, è che stai lì a pensare “ma davvero ci può governare uno così? Uno così come noi?” Come se mi governasse mio fratello. Arriva solo, senza delfini, non ha neppure di quei piccoli pesci che stanno sempre sottopancia agli squali. Appena comincia a parlare scatta un’immediata empatia con il pubblico che lo ha riconosciuto come “suo”. Comunica una sfacciata integrità, è rassicurante perché non evidenzia debolezze, sa di cosa parla, non usa furbizie, non è demagogico né ideologico. Sorride a chi ascolta, poi scopro che è proprio un modo di guardare. Penso a sua madre, i figli di Annalori, in effetti, come potevano venir fuori che così. Il pubblico applaude, molto. Lui si sfila il maglione dalla testa e rimbocca le maniche della camicia, dopo l’applauso, prima di rispondere alle domande. La maggior parte delle quali competenti, critiche, che offrono reali contributi. Purtroppo l’incontro si conclude prima di ascoltare tutte le domande (non sono riuscita a farne una sull’auto finanziamento), che deve andare ad un incontro a Como. Penso come posso fare per sentire di avere un’identità regionale, mi vengono alcune idee.
Andando a casa, ho una bella sensazione in pancia, ma anche un pensiero. Quest’uomo l’abbiamo voluto noi, perché abbiamo voluto rimetterci a sognare, e lui ci ha detto sì, credo felice, ma sacrificando inevitabilmente parte della sua vita. E’ un avvocato penalista, attrezzato quindi a pericoli e insidie, ma fino a che punto?
Quello che penso, e che prometto a voce alta in via Belfiore, è che, per un principio di riconoscenza e di reciprocità QUESTO Ambrosoli non lo lasceremo solo, assumeremo responsabilità della nostra richiesta e gli staremo vicini, ad ogni curva.”

Ludovica Amat